lug 28

Defibrillatore: slitta (nuovamente) al 30 novembre 2016 l’obbligo per le società sportive dilettantistiche

ICON_cpr-grey-300x300Il Ministero della salute ha deciso di prorogare dal 20 luglio al 30 novembre 2016 i termini dell’obbligo di defibrillatori per le associazioni sportive dilettantistiche contenuto nel Decreto del 24 aprile 2013.

Tale proroga, la seconda, si è resa necessaria perché «non sono state ancora completate, su tutto il territorio nazionale, le attività di formazione degli operatori del settore sportivo dilettantistico circa il corretto utilizzo dei defibrillatori semiautomatici»

Secondo quindi il decreto, a partire del 01/12/2016, le società sportive dilettantistiche dovranno sempre garantire la disponibilità di un defibrillatore durante gare e allenamenti nonché la presenza di una persona autorizzata e formata al suo utilizzo.

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lug 17

La nuova formazione RSPP e ASPP

201005ReportsAnimalsIn data 7 luglio 2016 è stato approvato il nuovo accordo Stato Regioni che disciplina i requisiti della formazione per responsabili ed addetti al servizio di prevenzione e protezione, previsti dall’art. 32, comma 2 del D. Lgs 81/08. Il presente accordo va a sostituire integralmente quello del 26 gennaio 2006.

Le modifiche sostanziali introdotte da tale accordo riguardano principalmente l’articolazione degli argomenti formativi dei MODULI A,B , C.

MODULO A
Corso di 28 ore che costituisce il corso di base per la funzione dell’RSPP e di ASPP. E’ propedeutico per l’accesso agli altri moduli ed è consentito l’utilizzo in modalità e-learning.

MODULO B
Corso correlato alla natura dei rischi presenti sui luoghi di lavoro e alle attività lavorative. Deve essere orientato alla risoluzione dei problemi, all’analisi e alla valutazione dei rischi, alla pianificazione di idonei interventi di prevenzione delle attività dei rispettivi livelli di rischio.
Il nuovo accordo prevede un corso comune a tutti i settori produttivi della durata di 48 ore che di fatto va ad abolire i moduli B1, B2, B3, B4, B5, B6, B7, B8 , B9 del vecchio accordo stato regioni.
Tale modulo è propedeutico ai moduli di specializzazione chiamati:
– MODULO B-SP1: agricoltura- pesca della durata di 12 ore
– MODULO B-SP2: cave- costruzioni della durata di 16 ore
– MODULO B- SP3: sanità- assistenza sociale della durata di 12 ore
– MODULO B-SP4: chimico- petrolchimico della durata di 16 ore.

MODULO C
Corso di 24 ore di abilitazione alla funzione di RSPP.

Va subito chiarito che la formazione pregressa, per coloro che hanno già svolto i percorsi previsti dall’accordo del 26 gennaio 2006 e che non cambiano settore produttivo, verrà riconosciuta e non dovrà essere integrata, ma dovrà essere aggiornata periodicamente e trattare evoluzioni, innovazioni, applicazioni pratiche e approfondimenti collegate ai rischi specifici del settore di appartenenza.

AGGIORNAMENTO
Anche su questo punto sono state fatte delle modifiche sostanziali, soprattutto in relazione al monte ore. Le ore di aggiornamento, previste dal nuovo accordo, aboliscono la suddivisione delle ore sulla base delle diverse classi di attività e risulteranno essere:
– 40 ore nel quinquennio per gli RSPP
– 20 ore nel quinquennio per gli ASPP

Importante novità è costituita dal fatto che il 50% delle ore di aggiornamento può essere eseguito anche attraverso la partecipazione a convegni e seminari, i cui contenuti devono essere coerenti con le tematiche previste dall’Accordo.

DECORRENZA DELL’AGGIORNAMENTO
L’aggiornamento ha decorrenza quinquennale a partire dalla conclusione del Modulo B comune. Per i soggetti esonerati, ai sensi dell’art. 32, comma 5, d.lgs. n. 81/2008 e punto 1, allegato A, del presente accordo, l’obbligo di aggiornamento quinquennale decorre:
– dalla data di entrata in vigore del d.lgs. n. 81/2008 e cioè dal 15 maggio 2008;
– dalla data di conseguimento della laurea, se avvenuta dopo il 15 maggio 2008.

Qualora i RSPP e ASPP non completino l’aggiornamento entro il quinquennio non possono esercitare le loro funzioni. Dovranno completare l’aggiornamento per il monte ore richiesto e, al raggiungimento, potranno tornare ad esercitare la funzione sospesa. Il quinquennio successivo decorre, naturalmente, dalla scadenza precedente.

I RSPP e ASPP potranno completare l’aggiornamento del quinquennio precedente utilizzando le regole previste dall’Accordo. Ad esempio per tutti coloro il cui quinquennio scadeva nel 2011 l’aggiornamento potrà essere rispettivamente di 40 o 20 ore complessive. (viene abolito l’aggiornamento di 40, 60, 100 e 28 ore).

ATTESTAZIONI
L’accordo prevede che nell’attestato siano riportati:
– Denominazione del soggetto formatore
– Dati anagrafici del partecipante del corso
– Specifica della tipologia di corso seguito con indicazione del corso frequentato e indicazione della durata
– Periodo di svolgimento del corso firma del soggetto formatore

Viene, inoltre previsto che il Fascicolo del corso deve essere conservato per almeno 10 anni presso la sede del soggetto formatore, contenente: dati anagrafici partecipanti, registro del corso, elenco partecipanti con firme, nominativo e firma del docente, contenuti, ore di inizio e fine e documentazione relativa all’apprendimento.

TITOLO DI STUDI ED ESONERI
L’Accordo infine è andato a rivedere le classi di laurea, il cui possesso esonera dalla frequenza dei corsi di formazione (moduli A e B) andando a individuare ulteriori titoli di studio validi, per un totale di 43 classi di laurea.
Inoltre ha stabilito che il possesso di una certificazione universitaria attestante il superamento di uno o più esami relativi ad uno o più insegnamenti specifici del corso di laurea nel cui programma sono presenti i contenuti previsti nel presente accordo o l’attestato di partecipazione ad un corso di specializzazione, master o altro i cui contenuti e modalità di svolgimento siano conformi ai contenuti del presente Accordo costituisce titolo di esonero dalla frequenza dei corsi di formazione previsti (A,B e C).

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lug 17

Il nuovo accordo sulla formazione

formazione12È stato approvato giovedì 7 Luglio in sede di Conferenza Stato-Regioni il nuovo accordo per la formazione dei RSPP/ASPP. Accordo che non revisiona solo l’Accordo del 26 gennaio 2006, ma che interviene anche su alcuni elementi relativi la formazione dei diversi soggetti della sicurezza.

Le modifiche non riguardano quindi solo il nuovo percorso formativo per RSPP e ASPP, ma anche indicazioni relative a:

– Requisiti dei docenti nei corsi di formazione: 
che precisa che i docenti devono essere in possesso dei requisiti previsti dal decreto interministeriale 6 marzo 2013, (qualificazione dei docenti)

– Individuazione dei soggetti formatori: 
Regioni e Provincie autonome, Enti accreditati dalle Regioni, Università, ecc.

– Condizioni particolari per la formazione del datore di lavoro che svolga i compiti del servizio di prevenzione e protezione: 
Il datore di lavoro, in possesso dei requisiti per lo svolgimento diretto dei compiti di RSPP, può svolgere , esclusivamente nei riguardi dei propri lavoratori, la formazione di cui all’accordo del 21 dicembre 2011 (per lavoratori, dirigenti e preposti), anche se non in possesso del requisito relativo alla capacità didattica di cui al D.M. 6 marzo 2013. Il datore di lavoro la cui attività risulti inserita nei macrosettori Ateco a rischio medio/alto, può svolgere il corso di formazione per datore di lavoro che svolge i compiti del servizio di prevenzione e protezione relativo al livello di rischio basso, se tutti i lavoratori svolgono esclusivamente attività appartenenti ad un livello di rischio basso; se tale condizione viene successivamente meno, il datore di lavoro è tenuto ad integrare la propria formazione, Analogamente, un datore di lavoro, la cui attività risulta inserita nei settori di attività a rischio basso, deve partecipare o integrare la formazione per datore di lavoro, che svolga i compiti del servizio di prevenzione e protezione relativo al livello di rischio medio o alto, se ha al suo interno lavoratori che svolgono attività appartenenti ad un livello di rischio medio o alto.

- Riconoscimento della formazione del medico competente
Che precisa che Il medico competente, in qualità di dipendente, è esonerato dalla partecipazione ai corsi di formazione previsti dall’art. 37, comma 1, del d.lgs. n. 81/2008 sia perché soggetto ad una formazione continua ai sensi dell’art. 38, comma 3, del d.lgs. n. 81/2008 sia perché collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 25 del d.lgs. n. 81/2008.

- Riconoscimento della formazione dei pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio
Vengono esonerati dalla frequenza ai corsi di formazione coloro che, se non più in servizio, dimostrano di aver svolto attività tecnica in materia di salute e sicurezza, per almeno cinque anni, in qualità di pubblici ufficiali o di incaricati di pubblico servizio

- Formazione dei lavoratori somministrati
Viene effettuata a carico del somministratore che informa i lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute connessi alle attività produttive e li forma e addestra all’uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa per la quale essi vengono assunti. Il contratto di somministrazione può prevedere che tale obbligo sia adempiuto dall’utilizzatore.

- Possibilità dell’uso dell’e-learning per la formazione specifica rischio basso
Viene effettuata anche per i lavoratori, che a prescindere dal settore di appartenenza, non svolgono mansioni che li espongano anche saltuariamente a reparti produttivi.

- Organizzazione dei corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro
Il soggetto formatore deve indicare:
* il responsabile del percorso formativo
* nominativi docenti
* numero massimo di partecipanti (35 unità)
* tenere il registro di presenza dei partecipanti
* verificare il 90% della frequenza.

L’accordo prevede che ai corsi dei Modulo A,B e C possano partecipare un numero massimo di 35 unità (mentre nel precedente Accordo era massimo 30) e viene anche definito lo stesso numero per i corsi di aggiornamento.

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giu 15

Nuove tempistiche per l’adeguamento degli edifici scolastici alle disposizioni di prevenzione incendi di cui al decreto del Ministro dell’interno del 26 agosto 1992

school-animalsÈ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 25/05/2016, n. 121 il Decreto Ministero dell’Interno 12 maggio 2016 recante “Prescrizioni per l’attuazione, con scadenze differenziate, delle vigenti normative in materia di prevenzione degli incendi per l’edilizia scolastica” per il quale gli edifici scolastici e i locali adibiti a scuole esistenti al 26/05/2016 devono adeguarsi ai requisiti di sicurezza antincendio previsti ai seguenti punti del decreto del Ministro dell’Interno del 26 agosto 1992, entro i termini temporali di seguito indicati (e comunque entro il 31 dicembre 2016):

a) entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto tutte le scuole attuano le misure di cui ai punti:

7.0 – per il quale gli impianti elettrici del complesso scolastico devono essere realizzati in conformità ai disposti di cui alla legge 1° marzo 1968, n. 186. Ogni scuola deve essere munita di interruttore generale, posto in posizione segnalata, che permetta di togliere tensione all’impianto elettrico dell’attività; tale interruttore deve essere munito di comando di sgancio a distanza, posto nelle vicinanze dell’ingresso o in posizione presidiata.
8 – che riguarda i sistemi di allarme in grado di avvertire gli alunni ed il personale presenti in caso di pericolo
9.2 – per il quale devono essere installati estintori portatili di capacità estinguente non inferiore 13 A, 89 B, C di tipo approvato dal Ministero dell’interno in ragione di almeno un estintore per ogni 200 m2 di pavimento o frazione di detta superficie, con un minimo di due estintori per piano
10 – si applicano le vigenti disposizioni sulla segnaletica di sicurezza, espressamente finalizzata alla sicurezza antincendi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 524
12 – che riguarda le norme di esercizio a cura del titolare dell’attività.

b) entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto:

– le scuole preesistenti alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro per i lavori pubblici del 18 dicembre 1975, attuano le misure di cui ai punti: 2.4-3.1-5(5.5 larghezza totale riferita al solo piano di massimo affollamento)-6.1-6.2-6.3.0-6.4-6.5-6.6-7.1-9.1-9.3;
– le scuole realizzate successivamente all’entrata in vigore del decreto del Ministro per i lavori pubblici del 18 dicembre 1975 ed entro la data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell’interno del 26 agosto 1992, attuano le misure di cui ai punti: 3.2.4-3-4-5-6.1-6.2-6.3-6.4-6.5-6.6-7.1-9.1-9.3;
– le scuole realizzate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell’interno del 26 agosto 1992 attuano tutte le misure ivi previste;

Il progetto di cui all’art. 3 (valutazione dei progetti) del decreto del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151, previsto per le scuole di categoria B e C dell’Allegato I allo stesso decreto, deve indicare le opere di adeguamento ai requisiti di sicurezza di cui al comma 1, lettere a) e b).

Al termine dei suddetti adeguamenti e comunque entro la scadenza del termine del 31 dicembre 2016, deve essere presentata la segnalazione certificata di inizio attività ai sensi dell’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151.

Gli edifici scolastici e i locali adibiti a scuole esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto sono esentati dall’obbligo di adeguamento qualora siano in possesso del certificato di prevenzione incendi, in corso di validità, o sia stata presentata la segnalazione certificata di inizio attività di cui all’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151.

Per gli edifici scolastici e i locali adibiti a scuole esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, per i quali siano in corso lavori di adeguamento al decreto del Ministro dell’interno del 26 agosto 1992 sulla base di un progetto approvato dal competente Comando provinciale dei vigili del fuoco, deve essere presentata la segnalazione certificata di inizio attività, ai sensi dell’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, relativa al completo adeguamento antincendio della struttura entro il termine massimo di cui al comma 1, lettera c).

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mag 25

Visite mediche preventive in fase preassuntiva

visite-preventiveIl D.Lgs. 106/09 introduce la possibilità da parte di lavoro di procedere ad accertare l’idoneità al lavoro prima dell’effettivo instaurarsi di un rapporto di lavoro cioè prima che datore di lavoro e lavoratore abbiano sottoscritto un contratto.

Va subito chiarito che comunque l’esecuzione di una visita medica preventiva in fase preassuntiva non necessita di un ulteriore controllo all’effettivo inizio del rapporto di lavoro trattandosi comunque di una vista medica mirata all’idoneità specifica e non rappresentando un surrogato del vecchio concetto di “idoneità generica alla mansione”.

Quindi la visita preventiva in fase preassuntiva è perfettamente legittima, e il medico competente è perfettamente legittimato ad eseguirla.

Nel momento in cui il lavoratore viene formalmente a conoscenza, ricevendolo per iscritto, del giudizio del medico competente, può, se non lo condivide, attivare il ricorso ai sensi del comma 9 dello stesso art. 41 che recita:
“Avverso i giudizi del medico competente, ivi compresi quelli formulati in fase preassuntiva, è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla data di comunicazione del giudizio medesimo, all’organo di vigilanza territorialmente competente che dispone, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la revoca del giudizio stesso.”

Trattandosi di una vista medica relativa all’espressione di un giudizio di idoneità specifica prevede che siano rispettati tutti i criteri della visita preventiva.

Per quanto riguarda alcuni aspetti di questa tipologia di visita alcune ASL (SPSAL ASS 2 “Isontina” – Audit Medici Competenti. Documento Condiviso 30-ottobre-2009) hanno ritenuto dare alcune indicazioni:
– la mansione / destinazione lavorativa deve essere chiaramente indicata in quanto il lavoratore non ne è a conoscenza non avendo ancora instaurato il rapporto di lavoro;
– eventuali accertamenti sanitari portati dal lavoratore possono essere ritenuti validi e dunque non ripetuti dal medico competente che peraltro ne terrà conto nell’indicare la temporalità della prima vista medica periodica (es. visita oculistica in addetto a videoterminali condotta 6 mesi prima del controllo potrebbe dare origine ad idoneità di 54 mesi);
– deve essere utilizzato il modello di cartella sanitaria e di rischio di cui alla visita medica preventiva dell’allegato 3A riportando la dizione “visita preassuntiva”.

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mag 24

Infermieri associati – interpretazione della definizione di lavoratore ai sensi del D.Lgs. 81/08

infermiereNell’ambito lavorativo spesso si presentano situazioni giuridiche per le quali il D.lgs. 81/08 può presentare delle difficoltà di interpretazione.

Questo è il caso degli infermieri associati che di fatto non hanno un vero e proprio rapporto di dipendenze nelle strutture dove operano. L’interpello n. 5 del 2016 partendo dalla più ampia definizione di lavoratore così come definito dall’art. 2 del decreto 81/08, statuisce che gli infermieri associati devono essere considerati “lavoratori”, come definiti all’art. 2, co 1 lett. a) del decreto in parola, qualora svolgano la propria attività professionale “nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato”, oppure prestino la propria attività per conto di una società, un’associazione o un ente in qualità di soci lavoratori fermo restando il rispetto della normativa giuslavoristica.

Qualora differentemente gli infermieri prestino la propria attività in autonomia e “senza vincolo di subordinazione” nei confronti del committente o dell’associazione dovranno essere considerati assoggettati alla disciplina dettata dall’articolo 21 del d.lgs. n. 81/2008, ovvero dovranno utilizzare attrezzature di lavoro in a norma, munirsi di dispositivi di protezione individuale, munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità (qualora effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto); avranno, inoltre, la facoltà di beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui all’articolo 41 e di partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte, secondo le previsioni di cui all’articolo 37, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali.

L’assoggettabilità o meno al D.lgs. 81/08 dipende, dunque, dall’autonomia degli stessi infermieri associati.

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mag 24

Lavoratore distaccato ed oneri relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro

SpaceApeIn ambito lavorativo può essere utilizzata la formula contrattuale del distacco di un lavoratore, questo si verifica quando un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa.

L’art. 3, co 6, del d.lgs. n. 81/2008 stabilisce già che “nell’ipotesi di distacco del lavoratore tutti gli obblighi di prevenzione e protezione sono a carico del distaccatario, fatto salvo l’obbligo a carico del distaccante di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato. [...]”.

L’interpello n. 8 del 12 maggio 2016 approfondisce l’articolo 3 specificando che comunque gli oneri relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro ricadano in maniera differenziata su entrambi i datori di lavoro (distaccante e distaccatario).

Sul distaccante grava l’obbligo di “informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato” e sul distaccatario spetta invece l’onere di ottemperare a tutti gli altri obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro inclusa, quindi, la sorveglianza sanitaria.

Maggiori oneri rimangono, chiaramente, in capo al distaccatario poiché formalmente è il soggetto più adatto per informare sui rischi specifici e conseguentemente per far effettuare le visite mediche dal proprio medico competente unico che può sostanzialmente definire se il soggetto è idoneo a svolgere la mansione per la quale è stato distaccato.

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mag 09

Indicazioni utili ad individuare i locali di pubblico spettacolo e requisiti normativi

093d116caa52de1647b0e70dd5c3218fPer locali di pubblico spettacolo si intendono tutte quelle attività ove vi sia presenza di spettacoli, intrattenimenti, manifestazioni sportive, intrattenimenti danzanti, conferenze (congressi, convegni, presentazioni al pubblico a carattere culturale, ecc.) aperti al pubblico:
– un locale, un edificio, una struttura temporanea, un’area aperta circoscritta (es. con edifici, transenne, recinzioni o comunque delimitata), anche se privi di strutture per lo stazionamento del pubblico;
– un’area aperta con presenza di strutture per lo stazionamento del pubblico (es. sedie o tribune);
– locale normalmente non adibito a pubblico spettacolo (bar, ristorante, ecc) che viene temporaneamente “trasformato” per ricavare aree specifiche per lo spettacolo, per il ballo, per conferenze o con distribuzione delle sedie a platea o in circolo oppure nel caso in cui lo spettacolo o intrattenimento diventi parte preponderante rispetto all’attività di somministrazione di alimenti e/o bevande.

Si premette che il numero massimo di persone che possono essere presenti ad una manifestazione è dichiarabile dal responsabile dell’attività solamente nel caso di locali con soli posti a sedere o dove l’area sia delimitata,l’accesso sia controllato e sia possibile determinare l’affollamento in ogni momento . Per eventi fino ad un massimo di 200 partecipanti e che si svolgono entro le ore 24 del giorno di inizio, la licenza è sostituita dalla segnalazione certificata di inizio attività di cui all’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, presentata allo sportello unico per le attività produttive o ufficio analogo.

Per quanto riguarda la vigilanza antincendio vi è l’obbligo di richiedere al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco il servizio di Vigilanza Antincendio, ai sensi della Legge 966/65 e D. Lgs. 139/2006 art. 18 ( a titolo oneroso); inoltre il D.M. 19.08.1996 prevede che il titolare dell’attività di Pubblico Spettacolo individui alcuni addetti, sempre presenti, che in caso di incendio od altro pericolo possano mettere in atto le procedure di sicurezza previste dal piano di sicurezza antincendio o di emergenza.

Ai sensi dell’art. 18 lett. b) del D.Lgs. 81/2008 il datore di lavoro deve: “designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza”.

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apr 16

Interpello: cosa accade in assenza del DURC?

sorry-monkeyRicordiamo che il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) è un importante certificato che ha la funzione di attestare la regolarità contributiva di un’impresa per quanto concerne gli adempimenti previdenziali, assicurativi e assistenziali INPS, INAIL e Cassa Edile.

Negli ultimi anni il DURC è stato oggetto di molte discussioni e sono stati pubblicati molteplici interpelli a riguardo.

L’ultimo tra questi è l’Interpello n. 1/2016 del 21 marzo 2016 che ha per oggetto la “risposta al quesito in merito all’art. 90, commi 9 e 10 del d.lgs. n. 81/2008”.

ll Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha chiesto alla Commissione Interpelli di conoscere il parere in merito “alla corretta interpretazione da dare ai commi 9 e 10 dell’art. 90 del decreto legislativo 81/08, in tema di obblighi del committente o del responsabile dei lavori e dell’estensione della previsione che tratta l’assenza del documento unico di regolarità contributiva delle imprese o dei lavoratori autonomi”.

In particolare si è focalizzata su due precisi quesiti:
- Quale fosse l’esatto significato della dizionein assenza del documento unico di regolarità contributivaivi contenuta e, nello specifico, se la presenza di un DURC irregolare nel senso indicato equivalga ad assenza del DURC e, quindi, se i lavori possano svolgersi senza che gli uffici comunali abbiano acquisito un DURC regolare delle imprese o dei lavoratori autonomi;
- Se in questi casi sia ammissibile la sospensione del titolo abilitativo da parte delle amministrazioni concedenti che al momento della ricezione del DURC irregolare provvedono a notificare al committente l’irregolarità, sospendendo l’efficacia del titolo abilitativo. Occorrerebbe, cioè, meglio chiarire quanto indicato all’art. 90, comma 10, secondo periodo, d.lgs. n. 81/2008 (“L’organo di vigilanza comunica l’inadempienza all’amministrazione concedente”), che specifica una particolare ed univoca casistica applicativa della norma che si sostanzia in un accertamento connesso con sopralluogo dell’organo di vigilanza in cantiere e quindi con il riscontro della ‘assenza del DURC’”.

Risposta della commissione:

Dopo aver riportato quasi interamente il comma 9 dell’art. 90 e facendo riferimento alla normativa che disciplina il cosiddetto DURC on-line (DM 30 gennaio 2015), la Commissione evidenzia che “per assenza del documento unico di regolarità contributiva (DURC)” deve intendersi il mancato rilascio, tramite la procedura on-line, dello stesso”.

In altri termini “se non può essere attestata la regolarità dei versamenti contributivi, non viene rilasciato un DURC irregolare non solo perché non è previsto dal sistema di cui al DM in parola ma perché, ontologicamente, il DURC è solo regolare”.

Non a caso l’art. 2, co. 2 e l’art. 7 del DM 30/01/2015 fanno riferimento ad un documento generato solo dopo l’esito positivo della verifica che attesta la regolare posizione del soggetto tenuto ad effettuare i versamenti contributivi, mentre in caso di “assenza di regolarità” nell’art. 4 del citato decreto è prevista la procedura per la regolarizzazione, all’esito (positivo) della quale è possibile ottenere il rilascio del DURC.

Da questi ragionamenti consegue che il DURC non può essere emesso in caso di irregolarità”.
Inoltre evidenzia la Commissione che ”nell’ambito dei lavori privati dell’edilizia, il committente o il responsabile dei lavori non dovrà più trasmettere il DURC all’amministrazione concedente prima dell’inizio dei lavori, come previsto dall’art. 14, co. 6-bis del Decreto Legge n. 5 del 9 febbraio 2012 convertito con la Legge n. 35 del 4 aprile 2012”.

Per quanto riguarda la risposta al secondo quesito, la Commissione ritiene che ”l’amministrazione concedente sospenda l’efficacia del titolo abilitativo in assenza del DURC, sia nel caso di inadempienze comunicate dall’organo di vigilanza, sia nel caso di inadempienze accertate direttamente dall’amministrazione concedente stessa”.

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apr 16

Interpello: si può posticipare la redazione del POS?

construction-posL’Interpello preso in considerazione è il n. 3/2016 del 21 marzo 2016 che ha per oggetto la “risposta al quesito relativo all’applicazione dell’art. 28, comma 3-bis, del d.lgs. n. 81/2008”.

L’interpello in questione riguarda le “modalità con cui deve essere redatto il Piano Operativo di Sicurezza per imprese di nuova costituzione, alla luce di quanto previsto dall’art. 28 comma 3-bis del d.lgs. n. 81/2008 che prevede una valutazione dei rischi immediata e l’elaborazione del relativo documento entro novanta giorni dalla data di inizio della propria attività”.

In particolare la Federazione Sindacale Italiana dei Tecnici e Coordinatori della Sicurezza ha chiesto il parere della Commissione per sapere se “il principio enunciato dal sopracitato art. 28, comma 3-bis del d.lgs. n. 81/2008, circa la possibilità di posticipare la redazione del DVR, sia applicabile anche al POS”.

Dopo aver ricordato il contenuto dell’art. 28, comma 3-bis, del D.Lgs. n. 81/2008, nonché l’art. 89, comma 1, lett. h), sempre del d.lgs. n. 81/2008, che definisce il ” piano operativo di sicurezza”, la Commissione decide che, “non è applicabile al POS sia perché non espressamente previsto dalla legge sia perché la sua mancata redazione, prima dell’inizio dei lavori, impedirebbe al coordinatore per l’esecuzione di verificare ‘l’idoneità del piano operativo di sicurezza, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento di cui all’articolo 100, assicurandone la coerenza con quest’ultimo[...]’ (art. 92, co 1, lett. b), d.lgs. n. 81/2008), obbligo sanzionato penalmente”.

Inoltre la Commissione evidenzia che: “in caso di costituzione di nuova impresa, l’art. 28, comma 3-bis del d.lgs. n. 81/2008, anche se consente l’elaborazione del DVR entro 90 giorni dall’inizio della nuova attività, obbliga il datore di lavoro ad effettuare immediatamente la valutazione dei rischi” e a dare ‘immediata evidenza, attraverso idonea documentazione, dell’adempimento degli obblighi di cui al comma 2, lettere b), c), d), e) e f   ), e al comma 3, e immediata comunicazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza’.

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