feb 20

Ordinanza n. 1574 del 2018: Lavoratore distaccato, responsabile di infortunio è l’impresa distaccataria

detached-workerIl Testo Unico in materia di sicurezza D.Lgs. n. 81/2008 specifica al comma 6 dell’art 3 che tutti gli obblighi di prevenzione e protezione sono a carico del distaccatario, fatto salvo l’obbligo a carico del distaccante di informare e formare i lavoratori sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali viene distaccato.

Il legislatore quindi, ha affermato il principio generale in base al quale è il soggetto utilizzatore che è tenuto ad ottemperare agli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro operando una sorta di equiparazione fra lavoratori distaccati e lavoratori direttamente dipendenti dall’utilizzatore stesso.

Nello specifico, con ordinanza n. 1574 del 23 gennaio 2018, la Corte di Cassazione ha confermato quanto stabilito dalla Corte d’appello, richiamando una giurisprudenza ormai consolidata, ed ha affermato che in caso di infortunio venutosi a realizzare durante il periodo di distacco, la responsabilità prevista dall’articolo 2049 c.c., con conseguente risarcimento dei danni, ricade sull’azienda distaccataria presso la quale il lavoratore sta prestando la propria attività.

L’ordinanza n. 1574 del 23 gennaio 2018 analizza il caso di un dipendente che si occupava di manutenzione degli impianti e che era stato distaccato presso altro stabilimento, con inserimento, assieme ad altri lavoratori, nell’ambito di una squadra di manutenzione, con funzioni di capo squadra. Nello svolgimento della sua attività, il lavoratore aveva subito un infortunio, che lo aveva portato ad avanzare richiesta di risarcimento danni al Tribunale civile.

La vicenda è giunta dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, dove i ricorrenti lamentavano che la responsabilità ex art. 2049 Codice civile, per fatto commesso da un lavoratore, ricadesse in capo all’azienda distaccante e non a quella distaccataria, dal momento che il datore di lavoro distaccante avrebbe dovuto, comunque, rispondere della condotta illecita del dipendente distaccato.

La Corte ha ritenuto manifestamente infondato il ricorso.

Pertanto, è possibile concludere che: sia la responsabilità per eventuali danni subiti da un lavoratore in distacco, oltre che la responsabilità correlata per averli causati, ricadono sull’impresa distaccataria, dove risultano effettivamente adibiti al lavoro sia il lavoratore infortunato che quello che ha cagionato il danno.

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feb 12

Testo unico e vendita di attrezzature di lavoro: Interpello 1/2017

attrezzature-lavoroL’Interpello 1/2017 risponde a un quesito posto dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.

La Regione chiede se la vendita/trasferimento di proprietà ai fini della messa a norma dell’attrezzatura di lavoro/dispositivo di protezione individuale/impianto, non configuri violazione dell’art. 23 del D. Lgs. 81/08 e s.m.i., limitatamente alle vendite in cui l’acquirente è un rivenditore di tale attrezzatura di lavoro/dispositivo di protezione individuale/impianto oppure è un soggetto che si occupa di revisione e messa a norma degli stessi.

Chiede inoltre di precisare se la vendita di attrezzatura di lavoro/dispositivo di protezione individuale/impianto non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamenti vari, possa ritenersi legittima nel caso nel contratto di vendita/noleggio/concessione in uso di detto materiale, sia prevista da parte dell’acquirente la messa a norma delle stesse prima del loro utilizzo.

Chiede ancora la Regione Friuli Venezia Giulia se è possibile esporre in spazi commerciali, sia chiusi sia all’aperto e fiere, attrezzatura di lavoro/dispositivo di protezione individuale/impianto per la loro vendita/noleggio/cessione in uso, non conformi alle disposizioni legislative e regolamenti vari, indipendentemente dal perfezionamento dell’atto di trasferimento, se l’esposizione avviene di parti dell’attrezzatura di lavoro/dispositivo di protezione individuale/impianto che non può funzionare senza le parti indispensabili a soddisfare la normativa vigente sulla sicurezza sul lavoro.

Gli articoli del D. Lgs. 81/08 e s.m.i. a cui la Commissione si riferisce per rispondere a questo interpello sono i seguenti:

Gli articoli del D. Lgs. 81/08 e s.m.i. a cui la Commissione si riferisce per rispondere a questo interpello sono i seguenti:

Art. 23. Obblighi dei fabbricanti e dei fornitori

  1. Sono vietati la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di attrezzature di lavoro, dispositivi di protezione individuali ed impianti non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
  2. In caso di locazione finanziaria di beni assoggettati a procedure di attestazione alla conformità, gli stessi debbono essere accompagnati, a cura del concedente, dalla relativa documentazione.

Art. 72. Obblighi dei noleggiatori e dei concedenti in uso

  1. Chiunque venda, noleggi o conceda in uso o locazione finanziaria macchine, apparecchi o utensili costruiti o messi in servizio al di fuori della disciplina di cui all’articolo 70, comma 1, attesta, sotto la propria responsabilità, che le stesse siano conformi, al momento della consegna a chi acquisti, riceva in uso, noleggio o locazione finanziaria, ai requisiti di sicurezza di cui all’allegato V.
  2. Chiunque noleggi o conceda in uso attrezzature di lavoro senza operatore deve, al momento della cessione, attestarne il buono stato di conservazione, manutenzione ed efficienza a fini di sicurezza. Dovrà altresì acquisire e conservare agli atti per tutta la durata del noleggio o della concessione dell’attrezzatura una dichiarazione del datore di lavoro che riporti l’indicazione del lavoratore o dei lavoratori incaricati del loro uso, i quali devono risultare formati conformemente alle disposizioni del presente titolo e, ove si tratti di attrezzature di cui all’articolo 73, comma 5, siano in possesso della specifica abilitazione ivi prevista.

La lettura di questi articoli conferma la volontà del legislatore di vietare la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di tutte quelle attrezzature di lavoro/dispositivi di protezione individuale/impianti non conformi alla normativa tecnica, intendendo così tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori garantendo loro l’utilizzo di beni conformi alla normativa oppure già soggetti ad adeguamento.

La sentenza n° 40590 del 03/05/2013 della III Sezione della Corte di Cassazione Penale, sancisce che il divieto posto dall’art. 23 sopra citato può subire una deroga nel caso in cui la vendita venga effettuata esclusivamente per la riparazione in vista di una futura utilizzazione una volta ripristinata e messa a norma.

Quindi, fermo restando l’obbligo di non utilizzo di attrezzature di lavoro/dispositivi di protezione individuale/impianti non conformi alla normativa vigente ne conseguenze un divieto alla loro vendita in quanto il trasferimento di proprietà ha lo scopo di inserire nel ciclo produttivo, e quindi di utilizzare, tale bene.

La vendita di questa attrezzatura di lavoro/dispositivo di protezione individuale/impianto non può essere invece vietata nel caso in cui l’acquirente non ha alcuna previsione di utilizzo del bene ma l’acquisto e lo stazionamento presso i propri luoghi di lavoro sono finalizzati alla demolizione/riparazione/messa a norma del bene stesso.

Sulla base di tali elementi la Commissione ritiene che la circolazione di attrezzature di lavoro/dispositivi di protezione individuale/impianti non conformi, senza alcuna previsione di utilizzazione, ma con esclusivo e documentato fine demolitorio/riparatorio per la messa a norma, così come la mera esposizione al pubblico, non ricadono nell’ambito di applicazione degli articoli precedentemente citati, in considerazione della relativa ratio legis.

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feb 07

ISO 45001: a Marzo la pubblicazione finale

isoIl 27 Gennaio 2018, è stata chiusa positivamente la votazione per l’approvazione dell’ISO/FDIS 45001:2017 (FinalDraft International Standard), il documento è ora pronto per la pubblicazione come Standards ISO prevista per il mese di Marzo 2018. Le parti interessate potranno ancora inviare un ultimo feedback sulla bozza prima della pubblicazione finale.

Applicabile in tutte le parti del mondo e in tutti i settori, la futura ISO 45001 avrà lo scopo di garantire un ambiente di lavoro sano e ridurre il terribile costo di morti e infortuni sul lavoro (stime OIL riportate da ISO parlano di oltre 7 600 morti sul lavoro al giorno – oltre 2,78 milioni all’anno e oltre 370 milioni di incidenti all’anno).

Il vantaggio dello Standard ISO 45001 è che sarà allineato con altri standard aziendali come ISO 9001, ISO 14001 e ISO / IEC 27001, che già aiutano le organizzazioni a gestire questo rischio chiave come parte dei loro processi aziendali.

La ISO 45001 rappresenta il futuro attraverso cui saranno realizzati tutti iSGSL in Italia, perché renderà obsoleta non solo la OHSAS 18001, ma anche le Linee guida UNI INAIL.

Le aziende certificate OSHAS 18001, avranno una scadenza di tre anni per concludere la migrazione alla ISO 45001. Al momento, le organizzazioni di 130 paesi di tutto il mondo hanno applicato con successo lo standard OHSAS 18001.

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feb 02

Interpello: a chi compete l’informazione dei lavoratori ?

trainingTra gli obblighi a carico dei datori di lavoro e dei dirigenti previsti dal D.Lgs. 81/08 e s.m.i. si annovera, oltre la necessaria formazione dei lavoratori, anche la relativa “informazione”.

L’Interpello n. 2/2017 del 13 dicembre 2017, pubblicato il 16/01/18, ha per oggetto la “risposta al quesito inerente la necessità che l’informazione sia svolta in forma prioritaria ed esclusiva, dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)”.

L’Unione Generale del Lavoro (UGL) “ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Commissione in merito alla corretta interpretazione del ‘combinato disposto degli artt. 31 e 36’ del d.lgs. n. 81/2008 con particolare riferimento alla necessità che l’informazione, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sia impartita in ‘forma prioritaria ed esclusiva’ dal RSPP.

Al tal proposito La Commissione Interpelli ha precisato che:
a) “l’articolo 2, comma 1, lettera bb), del d.lgs. n. 81/2008, definisce l’informazione come il ‘complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro’;
b) l’articolo 18, comma 1, lettera l), del d.lgs. n. 81/2008, pone a carico del datore di lavoro e del dirigente l’obbligo di ‘adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37’;
c) l’articolo 36 del d.lgs. n. 81/2008 precisa i singoli casi in cui sia obbligatorio provvedere ad una ‘adeguata informazione’ e specifica che sia il datore di lavoro a dovervi provvedere – pur se non come obbligo indelegabile, in considerazione di quanto previsto dall’art. 17 del d.lgs. n. 81/2008;
d) l’articolo 33, comma 1, lettera f), del d.lgs. n. 81/2008, elencando i ‘compiti’ dell’intero Servizio di prevenzione e protezione dai rischi – e non quindi solamente quelli del suo Responsabile – specifica che vi sia anche quello di “fornire ai lavoratori le informazioni di cui all’articolo 36”.

Sulla base di tali premesse la Commissione Interpelli ha ritenuto, pertanto, che “rientra nella scelta del datore di lavoro decidere, caso per caso, a chi affidare l’onere di erogare l’adeguata informazione a ciascuno dei propri lavoratori”.

Si evince quindi che la decisione è a discrezione del datore di lavoro. Si valuterà caso per caso chi possa erogare adeguata informazione ai lavoratori.

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gen 20

Obbligo misurazioni semestrali radon entro il 6 febbraio 2018

radon2Con il recepimento della Direttiva 2013/59/EURATOM entra in vigore l’obbligo di una misurazione semestrale del gas radon.

Entro il 06 Febbraio 2018 bisognerà attrezzarsi per evitare sanzioni o addirittura la chiusura dell’attività. I lavori non potranno essere eseguiti dai datori di lavoro, ma richiedono l’intervento di un tecnico esperto in radioprotezione.

Qualora all’esito delle misurazioni previste, il livello di concentrazione dovesse risultare superiore al limite fissato di 300 βq/mc, la nuova normativa impone altre incombenze.
Il proprietario dell’immobile dovrà presentare al Comune interessato, entro e non oltre sessanta giorni, un piano di risanamento.
Il piano è approvato dal comune entro e non oltre sessanta giorni dalla sua presentazione, previa richiesta di esame e parere alla ASL competente. Terminati i lavori previsti dal piano di risanamento, il proprietario dell’immobile dovrà effettuare le nuove misurazioni di concentrazione di gas radon su base annuale e dichiarerà al comune, sotto la responsabilità di un tecnico abilitato alle misurazioni di attività radon, il rispetto dei limiti previsti dalla nuova legge.

Le attività di monitoraggio, della durata di un anno, devono essere compiute, a pena di sospensione della certificazione di agibilità, ogni cinque anni dall’ultimo monitoraggio.

In tutti gli edifici di nuova costruzione la concentrazione di attività di gas Radon in tutti i locali dell’immobile non può superare i 300 Bq/mc.

Dal rispetto di tale limite dipende il rilascio della certificazione di agibilità. Per gli edifici esistenti, eccezion fatta per gli edifici residenziali, il valore da non superare in tutti i locali è quello di 300 Bq/mc come media annuale.

Gli esercenti delle attività interessate, incluse le scuole (anche asili nido e materne), sono quindi obbligati ad avviare le misurazioni per il primo semestre al più presto.

Una volta completate le misure, gli esiti dovranno essere trasmessi al Comune di appartenenza e all’ARPA entro un mese.

Il gas radon costituisce una delle principali cause di cancro al polmone dopo il fumo di tabacco (più propriamente sono i prodotti di decadimento del radon che determinano il rischio sanitario).

La fonte principale del Radon è il sottosuolo, ha luogo negli ambienti confinati, ma anche l’acqua e i materiali da costruzione come tufo e graniti sono buoni conduttori di questo gas.

Prima di decadere il radon rimane attivo per un tempo sufficientemente lungo che gli consente di essere trasportato, in quanto gas, dai flussi di aria presenti nei suoli, anche a distanze notevoli, fino anche ad alcune centinaia di metri.

Non è possibile eliminare completamente il radon dai nostri ambienti di vita. La scelta del metodo più adatto al singolo edificio dipende da molti fattori e deve essere oggetto di discussione e di approfondimento tra tutti i soggetti interessati (proprietario, eventuali occupanti, imprese).

L’uso di estrattori potrebbe favorire il ritorno alla normalità così come un’adeguata ventilazione è sempre consigliabile per evitare alte concentrazioni del gas.

Alcuni metodi generali per ridurre il radon negli ambienti:

  • Estrattori
  • Ventilazione
  • Ventilazione del vespaio Depressurizzazione del suolo
  • Sigillatura delle vie di ingresso
  • Azioni di prevenzione per nuove costruzioni
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gen 19

Dichiarazione rifiuti MUD 2018

mud2018La dichiarazione ambientale da presentare entro il prossimo 30 Aprile 2018 dovrà essere conforme al nuovo Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) con riferimento ai rifiuti gestiti nel 2017.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 dicembre 2017 ha infatti stabilito la modulistica e modalità per la compilazione e l’invio del Mud inserendo alcune variazioni rispetto all’anno precedente. Non vi sono però novità per quanto riguarda i soggetti tenuti alla presentazione:

SOGGETTI OBBLIGATI
1. Comunicazione Rifiuti speciali
Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
Commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione;
Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
Imprese ed enti produttori che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi (così come previsto dall’articolo 184 comma 3 lettere c), d) e g)).

Si ricorda inoltre che la Legge 28 dicembre 2015, n. 221 prevede che le imprese agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile, nonché’ i soggetti esercenti attività ricadenti nell’ambito dei codici ATECO 96.02.01, 96.02.02 e 96.09.02 assolvono all’obbligo di presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale attraverso la compilazione e conservazione, in ordine cronologico, dei formulari di trasporto.

2. Comunicazione Veicoli Fuori Uso
Soggetti che effettuano le attività di trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali.

3. Comunicazione Imballaggi
Sezione Consorzi: CONAI o altri soggetti di cui all’articolo 221, comma 3, lettere a) e c).
Sezione Gestori rifiuti di imballaggio: impianti autorizzati a svolgere operazioni di gestione di rifiuti di imballaggio di cui all’allegato B e C della parte IV del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152

4. Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
Soggetti coinvolti nel ciclo di gestione dei RAEE rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014.

5. Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
Soggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati.

6. Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
Produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche iscritti al Registro Nazionale e Sistemi Collettivi di Finanziamento.

La dichiarazione va generata mediante lo specifico software messo a disposizione da Ecocerved oppure mediante altri software compatibili e può essere inviata esclusivamente per via telematica tramite il portale internet dedicato.

I soli produttori iniziali che producono, nella propria Unità Locale, non più di 7 rifiuti e, per ogni rifiuto, utilizzano non più di 3 trasportatori e 3 destinatari finali possono presentare la Comunicazione Rifiuti semplificata.

Tra le principali novità introdotte dal decreto ricordiamo che:
- Tutti i soggetti in possesso di autorizzazione, anche in procedura semplificata, allo svolgimento di attività di recupero o smaltimento rifiuti dovranno comunicare, tramite la scheda SA-AUT, una serie di informazioni relative alle autorizzazioni in loro possesso quali: tipo di autorizzazione, ente che ha rilasciato l’autorizzazione e data di rilascio e scadenza, operazioni di recupero e smaltimento autorizzate, e capacità complessiva autorizzata.
– La Comunicazione Rifiuti Semplificata dovrà essere compilata esclusivamente utilizzando l’applicazione disponibile sul sito http://mudsemplificato.ecocerved.it/ e non potrà essere compilata manualmente.  La comunicazione MUD in formato documento cartaceo dovrà riportare la firma del dichiarante (autografa o digitale), e dovrà essere trasformata in un documento elettronico in formato PDF, necessario per l’invio a mezzo Posta Elettronica Certificata all’indirizzo comunicazioneMUD@pec.it. Non è più prevista la spedizione postale.
– Il Conai dovrà comunicare, per via telematica, alla Sezione nazionale del Catasto dei rifiuti i dati sull’utilizzo annuale di borse di plastica di materiale leggero, acquisiti dai produttori e dai distributori di borse di plastica, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 220-bis del decreto legislativo n. 152/2006, recante “Obbligo di relazione sull’utilizzo delle borse di plastica”.

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gen 15

Decreto Ministeriale n. 195 del 03/11/2017: nuovo regolamento sul regime di alternanza scuola-lavoro per gli studenti con focus sugli aspetti di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

alternanza2In data 21/12/2017 è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale, il Decreto Ministeriale 3 novembre 2017 n. 195 riguardante i diritti e i doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro e le modalità di applicazione della normativa per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro agli studenti in regime di alternanza. Il presente regolamento è in entrato in vigore il 05/01/2018.

La finalità del decreto è quella di regolamentare la tematica dell’alternanza scuola-lavoro, con lo scopo ultimo di fornire un’opportunità agli studenti di conoscere ambiti professionali e contesti lavorativi in maniera tale di motivarli e orientarli ad effettuare scelte consapevoli per la loro prospettiva futura.

I destinatari del regolamento sono gli studenti degli istituti tecnici e professionali e dei licei coinvolti nei percorsi di alternanza negli ultimi tre anni del percorso di studi. Il decreto è applicabile anche agli studenti dei percorsi di istruzione e formazione professionale, erogati in regime di sussidiarietà dagli istituti professionali di Stato, impegnati in percorsi di alternanza.

In merito agli aspetti relativi alle modalità di applicazione del D. Lgs. 81/08, il regolamento tocca svariati argomenti tra i quali: la formazione generale e specifica degli studenti, il numero ammissibile degli studenti nella struttura ospitante, la sorveglianza sanitaria e l’assicurazione INAIL.

Riguardo alla formazione nell’alternanza scuola-lavoro, deve essere stabilita come quanto segue:
la formazione generale compete all’Istituzione Scolastica e deve essere certificata;
la formazione specifica compete alla struttura ospitante che può, però, tramite la convenzione, delegarne la realizzazione all’istituzione scolastica. Deve essere anch’essa certificata, e la durata è stabilita in base al livello di rischio dettato nell’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011.

Inoltre, al fine di ridurre gli oneri a carico della struttura ospitante nell’erogazione della formazione nell’erogazione della formazione possono essere:
– stipulati dagli uffici scolastici regionali appositi accordi territoriali con i soggetti e gli enti competenti ad erogare tale formazione, tra i quali l’INAIL e gli organismi paritetici;
– svolti percorsi formativi in modalità e-learning, anche in convenzione con le piattaforme pubbliche esistenti;
– promosse forme più idonee di collaborazione, integrazione e compartecipazione finanziaria da determinarsi in sede di convenzione.

Per salvaguardare la salute e sicurezza degli studenti (equiparati allo status dei lavoratori dal D.Lgs. 81/08), il presente decreto ha determinato il numero massimo di studenti ammessi in una struttura. Tale numero è stato definito come una proporzione numerica studenti/tutor, in funzione della tipologia di rischio dell’attività stessa, per cui:
– per un’attività a rischio alto il rapporto deve essere 5 a 1;
– per un’attività a rischio medio 8 a 1;
– per un’attività a rischio basso 12 a 1.

Agli studenti in regime di alternanza deve essere garantita anche la sorveglianza sanitaria, ove necessaria, attuabile dalle aziende sanitarie locali sotto una convenzione stabilita appunto tra quest’ultime e l’istituzione scolastica.

Infine, l’istituzione scolastica è tenuta a sottoscrivere agli studenti un’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e per la responsabilità civile verso terzi presso l’INAIL. La copertura assicurativa deve comprendere anche attività svolte al di fuori della sede operativa della struttura ospitante, purché ricomprese nel progetto formativo dell’alternanza.

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gen 14

Bando ISI 2017: più fondi a disposizione per la prevenzione aziendale

helmet-1000x940In data 20/12/2017 è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale, l’ottava edizione del bando ISI, nella quale l’INAIL mette a disposizione dei fondi per le imprese che vogliono investire su progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I fondi saranno ripartiti su base regionale e assegnati fino ad esaurimento.

Quest’anno il fondo a disposizione ammonta a poco più di 249 milioni di euro, suddivisi in 5 assi di finanziamento a seconda della tipologia di investimento:
– 100 milioni di euro per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale;
– poco più 44 milioni di euro per progetti di riduzione del fattore di rischio di movimentazione manuale dei carichi;
– 60 milioni di euro per progetti di bonifica da materiali contenenti amianto;
– 10 milioni di euro per progetti di micro e piccole imprese operanti nel settore della ceramica e del legno;
– 35 milioni di euro per progetti di micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria.

La novità principale rispetto ai bandi degli anni precedenti è l’introduzione di un quinto asse di finanziamento, dedicato appunto alle imprese che operano in agricoltura.
Inoltre, la platea dei destinatari si allarga maggiormente anche sull’asse di finanziamento dedicato alla riduzione del rischio dovuto alla movimentazione dei carichi. Infatti, oltre alle imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, il bando è aperto anche ai progetti presentati dagli enti del terzo settore, anche non iscritti al registro delle imprese ma censiti negli albi e nei registri nazionali, regionali e delle Province autonome.

La prima fase consiste nel presentare la domanda di accesso agli incentivi in modalità telematica; queste potranno essere inoltrate a partire dal 19 aprile fino alle ore 18.00 del 31 maggio 2018.
Le aziende interessate potranno inserire e salvare la propria domanda direttamente sul sito INAIL, nella sezione “accedi ai servizi online”, ed effettuare anche delle simulazioni per verificare il raggiungimento della soglia di ammissibilità. È necessario possedere le credenziali di accesso ai servizi online, ottenibili effettuando la registrazione sul portale dell’istituto almeno due giorni lavorativi prima della procedura informatica per la presentazione della domanda.

La seconda fase inizierà il 7 giugno 2018, nella quale le aziende che hanno raggiunto o superato la soglia di ammissibilità potranno accedere all’interno della procedura informatica e scaricare il proprio codice identificativo. Entro 14 giorni dall’ultimazione della fase di invio del codice identificativo, verranno pubblicati gli elenchi in ordine cronologico di tutte le domande presentate con in evidenza quelle in posizione utile per essere ammesse al finanziamento.
Infine, le imprese collocate in posizione utile avranno 30 giorni di tempo per presentare all’INAIL la documentazione indicata nell’avviso pubblico per la specifica tipologia di progetto.

Anche quest’anno l’INAIL ha deciso di utilizzare i social network come strumento di propaganda, creando una campagna informativa chiamata #storiediprevenzione, dove vengono raccontate storie di imprenditori che attraverso i contributi INAIL sono riusciti ad investire nella sicurezza per le proprie aziende.

Per ulteriori informazioni, è disponibile, a partire dal primo gennaio 2018, il numero 06.6001, contattabile sia da rete fissa che da rete mobile secondo il piano tariffario del gestore telefonico di ciascun utente.

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dic 18

Sicurezza dei lavoratori da esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici in ambienti di risonanza magnetica

elettromagnetismo1I ricercatori del gruppo di Bioelettromagnetismo dell’Irea-Cnr di Napoli e del gruppo di Biotecnoscienze e Modellazione dell’Istituto di Fisiologia Clinica (Ifc-Cnr) del Cnr di Pisa hanno realizzato un portale dedicato alla sicurezza da esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici in ambienti di risonanza magnetica.

Il portale è stato sviluppato al fine di essere uno strumento di divulgazione tecnico-scientifica, attraverso il quale ogni utente può avere a disposizione informazioni tecniche, normative vigenti, aggiornamenti sulla letteratura scientifica, indicazioni di buone prassi e comportamenti, con l’obiettivo di promuovere e favorire la cultura della sicurezza in questo particolare ambiente di lavoro.

Il portale è raggiungibile attraverso il link http://www.mriworkers.eu/.

È bene precisare che i sistemi per imaging a risonanza magnetica (MRI) possono esporre i pazienti e le diverse figure professionali (medici, infermieri, personale addetto alla manutenzione, ecc.) ad un intenso campo magnetico statico, a campi magnetici di bassa frequenza ed a campi elettromagnetici a radiofrequenza.

La Risonanza Magnetica (RM) per immagini è una tecnica diagnostica largamente utilizzata in diversi campi della medicina (neurologico, cardiovascolare, ortopedico).

Non utilizzando radiazioni ionizzanti, la RM è ritenuta intrinsecamente più sicura rispetto alle tecniche di radio-diagnostica (es. tomografia a raggi X – TC) o di medicina nucleare (es. PET).

Molto spesso si tende a far confusione tra RM, TC e PET.

La RM o Risonanza Magnetica, dal termine stesso utilizza la risposta tissutale a vari stimoli elettromagnetici prodotti da un magnete esterno.

In particolare, nella RM il sistema che eroga energia è rappresentato dalle onde elettromagnetiche a RF.

La risposta ai vari stimoli è diversa per ogni tipo di composizione tissutale e permette quindi di fare una ricostruzione della morfologia ed in parte della funzione degli organi e tessuto corporei.

È possibile utilizzare dei mezzi di contrasto, che presenteranno conseguentemente caratteristiche “magnetiche” diverse, e che permetteranno di vedere aumentare l’accuratezza della RM nel differenziare i tessuti anche in parte dalla loro vascolarizzazione.

Il personale sanitario che lavora in ambienti di RM è esposto, durante il tempo di permanenza nella sala magnete, al campo magnetico statico che è costantemente presente.

L’esposizione ai campi di gradiente ed alla RF, che sono presenti solo durante l’esecuzione dell’esame diagnostico, avviene solo in particolari situazioni che richiedono la presenza dell’operatore in sala durante l’esame (es. procedure interventistiche, pazienti che richiedono particolare assistenza).

Importante sottolineare che le condizioni di esposizione dipendono sia dalle caratteristiche tecnologiche dell’impianto MRI, sia dal tipo di attività svolta all’interno della sala magnete e quindi, di conseguenza, all’esposizione al rischio.

La TAC o Tomografia Assiale Computerizzata, fa un altro utilizzo delle radiazioni: praticamente si serve di un fascio di elettroni, per produrre delle radiazioni (fotoni X) che originano esternamente al corpo del paziente per vedere come è la densità dei tessuti e organi.

La PET invece è una metodica medico-nucleare, che adopera la radioattività di alcune sostanze per vedere la distribuzione della stessa nell’organismo del paziente al quale viene iniettata la sostanza.

I traccianti utilizzati per la PET sono di diverso tipo, ma ognuno presenta delle caratteristiche tali che li permettono di vedere alcune funzioni particolari del corpo umano oppure dei vari tessuti.

Per cui, mentre nella TC la radiazione proviene da fuori, per la PET è il paziente stesso ad essere radioattivo.

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dic 18

Norma 11697:2017: Privacy Specialist e Privacy Auditor

dpoIl 30 novembre 2017 l’Ente Nazionale Italiano di Unificazione ha pubblicato la nuova norma UNI 11697:2017, con cui vengono fornite specifiche indicazioni circa le attività professionali non regolamentate in ambito Privacy; norma attesa da molte aziende, che alla data del 25 maggio 2018 saranno obbligate a designare un responsabile della protezione dei dati personali.

Il debutto, nel 2018, della nuova normativa europea sulla protezione dei dati personali impone alle aziende di cominciare ad adeguare policy e organizzazione interna, fin da ora, per arrivare preparate alla data del 25 maggio, quando sarà applicato in tutta l’Unione il Regolamento per la protezione dei dati (Regolamento UE 679/2016).

Da questa data, infatti, la normativa europea sostituirà integralmente quella interna attualmente in vigore;

il nuovo Regolamento sostituirà il nostro Codice Privacy (in vigore dal 2003) e la disciplina in materia di trattamento dei dati tra i vari Paesi membri sarà uniforme.

Al culmine di questo lavoro comune sono state identificate le nuove figure professionali.

È stato definito un insieme minimo di profili, che assieme alla figura del DPO, ossia del Data Protection Officer, allineata alla nuova regolamentazione, include una figura manageriale, una operativa e un valutatore esterno. Queste tre figure in sinergia hanno uno scopo ben preciso: sono state create per poter fornire tutto il supporto necessario ai titolari e ai responsabili del trattamento.

Nello specifico, i profili professionali che vengono presi in considerazione in questa norma sono due primari e due di supporto.

I due profili primari fanno riferimento al Responsabile del trattamento, accuratamente descritto nell’articolo 28 del Regolamento sulla protezione dei dati 679/2016 e al profilo del Responsabile della protezione dei dati, altrettanto accuratamente descritto nella sezione 4 dello stesso Regolamento, dall’articolo 37 all’articolo 39.

I due profili di supporto sono stati chiamati dalla norma con il nome di “specialista privacy” e di “valutatore privacy” (Privacy Specialist o Privacy Auditor).

Anche se il Responsabile del trattamento è un profilo professionale già noto, perché già presente nel decreto legislativo 196/2003 – Codice Privacy, l’impostazione completamente differente che è stata data dal Regolamento, rispetto al decreto legislativo, ha fatto sì che fosse indispensabile creare, in questa norma, una specifica descrizione delle responsabilità e dei compiti di questo soggetto.

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