apr 10

Circolare n. 51 del 30/12/2016 – Regolamento per il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro

invalid1È stata pubblicata dall’INAIL la circolare n. 51 del 30 dicembre 2016, per delucidare tutto ciò che concerne il “Regolamento per il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro”, ai sensi della Legge n. 190 del 23 dicembre 2014, articolo 1, comma 166, ed approvato con determina del Presidente dell’INAIL dell’11 luglio 2016 n. 258.

Questo regolamento va a disciplinare il reinserimento ed integrazione lavorativa di coloro che hanno una disabilità correlata all’attività lavorativa.

Il tutto avviene attraverso l’adozione di progetti personalizzati finalizzati alla conservazione del posto di lavoro oppure alla ricerca di nuova occupazione, con interventi formativi di riqualificazione professionale, con progetti per il superamento e per l’abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro, con interventi di adeguamento e di adattamento delle postazioni di lavoro.

Il Regolamento, pertanto, in fase di prima applicazione disciplina interventi mirati alla conservazione del posto di lavoro, presso il datore di lavoro per il quale l’assicurato svolgeva la propria attività al verificarsi dell’evento infortunistico o del manifestarsi della malattia professionale (oppure al momento dell’aggravamento). Se non fosse possibile mantenere la stessa mansione, si dovrà procedere a ricollocare il lavoratore sempre nell’ambito della stessa azienda/datore di lavoro.

I soggetti destinatari sono tutti i lavoratori con disabilità da lavoro tutelati dall’Inail, che a seguito di infortunio sul lavoro o malattia professionale, necessitano di interventi mirati per consentire o agevolare il continuamento dell’attività lavorativa.

Non vengono fatte distinzioni fondate sulla natura del rapporto di lavoro né sulla tipologia di contratto. Non rientrano tra i destinatari i dipendenti delle amministrazioni statali e tutti quei i soggetti che, sebbene siano tutelati dall’INAIL, non sono direttamente qualificabili come “lavoratori”, quali ad esempio gli studenti e le casalinghe.

Il datore di lavoro per poter accedere al sostegno dell’Inail, deve possedere i seguenti requisiti:
– Essere in regola, per tutta la durata del progetto, con l’iscrizione ai pubblici Registri o Albi obbligatori previsti in ragione della propria attività o forma giuridica;
– Essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti non essendo in stato di liquidazione volontaria, né sottoposto ad alcuna procedura concorsuale o a procedimento in corso per la dichiarazione di una di tali situazioni salvo il caso di concordato con continuità aziendale;
– Essere assoggettato ed in regola con gli obblighi assicurativi e contributivi di cui al Documento Unico di Regolarità Contributiva.
– Non deve aver riportato condanne con sentenza passata in giudicato per i reati di cui all’articolo 61, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni, salvo che sia intervenuta riabilitazione ai sensi degli articoli 178 e seguenti del codice penale.

Gli interventi previsti per il reinserimento ed integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro sono:
– Interventi di superamento e di abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro;
– Interventi di adeguamento e di adattamento delle postazioni di lavoro;
– Interventi di formazione.

L’attuazione di questi interventi è a carico del bilancio INAIL, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il Regolamento ha fissato limiti massimi complessivi di spesa rimborsabile dall’INAIL:
– 95.000 euro per tutti gli interventi di superamento ed abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro;
– 40.000 euro per tutti gli interventi di adeguamento e di adattamento delle postazioni di lavoro;
– 15.000 euro per tutti gli interventi di formazione.

Per l’abbattimento delle barriere architettoniche ed adeguamento della postazione di lavoro, è garantito al datore di lavoro il rimborso del 100% dei costi degli interventi. Relativamente, invece, alla formazione, al datore di lavoro verrà rimborsato fino al 60% del costo degli interventi. A seguito dell’approvazione del Progetto il datore di lavoro, entro 20 giorni dalla ricezione del provvedimento di autorizzazione, può richiedere alla Direzione regionale o provinciale o alla Sede regionale dell’INAIL un’anticipazione. L’anticipazione può essere richiesta per una sola volta e l’importo non può superare il 75% della spesa complessiva rimborsabile dall’Istituto.

Pubblicato in 2017, Sicurezza, Sicurezza sul lavoro | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento
mar 22

Prevenzione incendi nelle autorimesse di superficie superiore a 300 m2

autorimesseÈ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n°52 del 3 marzo 2017 il Decreto 21 Febbraio 2017, che entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione, dunque il 02/04/2017.

Il Decreto è composto da 4 articoli, con l’integrazione del capitolo V.6 (Regole Tecniche Verticali), che va a modificare l’allegato I, sezione V, del Decreto del Ministro dell’interno del 3 Agosto 2015 (Codice di Prevenzione Incendi), contenente le regole tecniche di prevenzione incendi inerenti attività di autorimessa.

Si fa riferimento alle attività di autorimesse, pubbliche e private, aventi superficie complessiva coperta superiore a 300 m2, come da Allegato I, numero 75, del Decreto del Presidente della Repubblica 1° Agosto 2011, n°151.

Seguendo il punto V.6.1 della nuova regola tecnica, non rientrano in tale ambito:

  1. Le aree coperte destinate al parcamento di veicoli ove ciascun posto auto sia accessibile direttamente da spazio coperto, o con un percorso massimo inferiore a 2 volte l’altezza del piano di parcamento;
  2. Spazi destinati all’esposizione, alla vendita o al deposito di veicoli provvisti di quantitativi limitati di carburante per la semplice movimentazione nell’area.

Nel dettaglio, la regola tecnica verticale (RTV V.6) riporta indicazioni su:
– La classificazione delle autorimesse (in relazione alla tipologia di servizio, alla superficie, alle “quote massima e minima dei piani”(h), alla classificazione delle diverse aree;
– I profili di rischio;
– La strategia antincendio;
– La reazione al fuoco;
– La resistenza al fuoco;
– La compartimentazione;
– Le vie di esodo;
– La gestione sicurezza antincendio;
– Il controllo dell’incendio;
– Il controllo di fumo e calore;
– La sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio;
– La valutazione del rischio di esplosione;
– Scenari per la verifica della capacità portante in caso di incendio.

Secondo l’articolo 2, comma 2, le norme tecniche possono essere utilizzate in alternativa a quanto previsto dal Decreto del Ministro dell’Interno del 1° Febbraio 1986 (Norme antincendio per costruzione ed esercizio di autorimesse e simili) ed al Decreto del Ministro dell’Interno del 22 Novembre 2002.

Pubblicato in 2017, Sicurezza, Sicurezza sul lavoro | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento
mar 16

Lavoro usurante

miningPer tutelare i lavoratori impiegati in attività particolarmente faticose e pesanti il D.Lgs 67/2011 ha introdotto, dal 1° gennaio 2008, una disciplina che consente di anticipare l’età pensionabile che è stata mantenuta, seppur con alcune modifiche, dalla Legge Fornero del 2011 ed è stata recentemente oggetto di alcune migliorie ad opera della legge di bilancio per il 2017.

I lavoratori addetti ai lavori considerati usuranti possono presentare la domanda per l’accesso al pensionamento anticipato rispetto all’età anagrafica prevista per l’accesso alla pensione di vecchiaia o anticipata.

I dipendenti privati e pubblici che svolgono lavori usuranti, faticosi e pesanti, possono andare in pensione anticipata ad un’età da 61 a 64 anni.

Le attività considerate usuranti oggetto di questo beneficio si riferiscono, specificatamente, all’art. 2 del Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 19 maggio 1999.

Nello specifico, sono considerate mansioni particolarmente usuranti le seguenti attività:
– lavori in galleria, cava o miniera;
– mansioni svolte in sotterraneo con carattere di prevalenza e continuità;
– lavori nelle cave: mansioni svolte dagli addetti alle cave di materiale di pietra e ornamentale;
– lavori nelle gallerie: mansioni svolte dagli addetti al fronte di avanzamento con carattere di prevalenza e continuità;
– lavori in cassoni ad aria compressa;
– lavori svolti dai palombari;
– lavori ad alte temperature: mansioni che espongono ad alte temperature, quando non sia possibile adottare misure di prevenzione, quali, a titolo esemplificativo, quelle degli addetti alle fonderie di 2 fusione, non comandata a distanza, dei refrattaristi, degli addetti ad operazioni di colata manuale;
– lavorazione del vetro cavo: mansioni dei soffiatori nell’industria del vetro cavo eseguito a mano e a soffio;
– lavori espletati in spazi ristretti, con carattere di prevalenza e continuità ed in particolare delle attività di costruzione, riparazione e manutenzione navale, le mansioni svolte continuativamente all’interno di spazi ristretti, quali intercapedini, pozzetti, doppi fondi, di bordo o di grandi blocchi strutture;
– lavori di asportazione dell’amianto: mansioni svolte con carattere di prevalenza e continuità.

Sono lavori considerati particolarmente usuranti quelli definiti all’art. 1 del D.Lgs 374/1993: “… quelli per il cui svolgimento è richiesto un impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo, condizionato da fattori che non possono essere prevenuti con misure idonee”, ossia quelle le lavorazioni che possono comportare una esposizione al rischio professionale di particolare intensità e che possono incidere sulle aspettative di vita.

Oltre ai lavoratori che svolgono le suddette mansioni, rientrano nella categoria di lavoratori che hanno diritto al pensionamento anticipato (salvo la maturazione dei requisiti), anche i lavoratori notturni adibiti a turni di notte per almeno 6 ore ogni giorno e per un minimo di 64 giorni all’anno.

Sono, altresì ricompresi i lavoratori i quali:
– prestano la loro attività per almeno tre ore nell’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino per periodi di lavoro di durata pari all’intero anno lavorativo (lavoro usurante notturno) – D.Lgs n.66/03, art.1;
– addetti alla linea di catena (lavoro usurante a catena) che svolgono l’attività in imprese soggette a specifiche voci tariffarie Inail in mansioni caratterizzate dalla ripetizione costante delle stesse;
– conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo (lavoro usurante autisti).

Con riguardo alle varie tipologie di lavoro usurante, il datore di lavoro è tenuto a darne comunicazione alla Direzione Provinciale del Lavoro competente per territorio ed ai competenti istituti previdenziali.

Per tutte le lavorazioni usuranti è necessaria una comunicazione annuale che i datori di lavoro devono effettuare entro il 31 Marzo di ogni anno in riferimento all’annualità precedente.

A tal proposito, infatti, l’Inps ha comunicato i requisiti e le modalità di presentazione della domanda per la possibilità di accedere alla pensione anticipata.

La denuncia per le lavorazioni usuranti va presentata:
– entro il 1 marzo 2017 per coloro che maturano i requisiti nell’anno 2017;
– entro il 1 maggio 2017 per coloro che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2018

E’ necessario per tutti avere almeno 35 anni di contributi versati e 61 anni e 7 mesi di età e per i lavoratori notturni un determinato numero di notti lavorate all’anno negli ultimi anni.

Dal 2017 i lavoratori impegnati in attività usuranti possono andare in pensione con un anticipo di 12 mesi.

Il lavoratore deve aver svolto lavoro usurante almeno sette anni negli ultimi dieci per le pensioni aventi decorrenza entro il 31 dicembre 2017 oppure almeno metà della vita lavorativa per le pensioni aventi decorrenza dal 1 gennaio 2018.

Per avviare la comunicazione occorre accreditarsi al sistema e compilare online l’apposito modello telematico “LAV_US” reperibile sul sito www.cliclavoro.gov.it

Per accreditarsi al sistema è necessario compilare il modulo online con i propri dati e procedere all’invio: il Ministero del Lavoro invierà una mail di richiesta di documentazione allo stesso indirizzo.

Dopo aver ricevuto le credenziali si potrà accedere al sistema e compilare il modello “LAV_US”, avendo a disposizione l’archivio di tutti i moduli inviati.

Le comunicazioni attraverso il modello “LAV_US” sono di diverso tipo a seconda della diversa tipologia di lavoro usurante considerato dalla normativa.

Il modello, nella sezione “Elenco delle unità produttive in cui si svolgono le attività”, chiede di inserire il numero indicativo di lavoratori impegnati nelle attività in questione. In questo conteggio è necessario includere anche eventuali lavoratori in somministrazione (sono infatti le imprese utilizzatrici ad essere pienamente a conoscenza delle attività svolte dai lavoratori).
In caso di processi produttivi in serie o in “linea catena” (attività ripetute e costanti dello stesso ciclo lavorativo, controllo computerizzato delle linee di produzione, etc. come indicato dal decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67 all’art. 1 comma 1 lettera c), è necessario comunicare lo svolgimento delle lavorazioni entro trenta giorni dall’inizio delle attività.

La sanzione amministrativa per la mancata comunicazione va da 500 a 1.500 euro.

Nel caso di lavori notturni, la mancata comunicazione annuale prevede la sanzione amministrativa da 500 a 1.500 euro. Per adempiere agli obblighi previsti è necessario indicare, per ogni dipendente, il numero dei giorni di lavoro notturno svolti.

Pubblicato in 2017, Sicurezza, Sicurezza sul lavoro | Contrassegnato , , , | Lascia un commento
mar 15

Comunicazione all’INAIL del nominativo del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)

rls6Il datore di lavoro o il dirigente hanno l’obbligo di comunicare in via telematica all’INAIL, attraverso apposito modulo, in caso di nuova nomina o designazione, i nominativi dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) (articolo 18, lettera aa) del Decreto Legislativo 81/2008 così come modificato dall’articolo 13, lettera f) del D.Lgs. 106/2009.

La comunicazione deve essere inviata ogni anno entro il 31 Marzo riferendosi alla situazione in atto al 31 dicembre precedente.

Successive comunicazioni dovranno essere effettuate solo nel caso in cui dovesse essere nominato o designato RLS differente da quello segnalato. In difetto si ritiene immutata la situazione già comunicata.

Si ricorda che rientrano nell’obbligo di comunicazione i datori di lavoro ovvero i dirigenti – se tale compito rientra nelle competenze attribuite loro, nell’ambito dell’organizzazione, dal datore di lavoro – di qualsiasi settore privato e pubblico.

La comunicazione del nominativo del RLS riguarda nello specifico:
una parte legata all’unità produttiva:
- unità produttiva
– progressivo unità produttiva
– denominazione
– indirizzo
– comune
– provincia
– CAP

una parte relativa al RLS
- dati anagrafici Rappresentanti per la sicurezza
– codice fiscale
– cognome
– nome
– data inizio incarico (ai fini del monitoraggio della cadenza temporale delle nomine)

In caso di violazione del succitato articolo, l’art. 55 del Decreto legislativo n. 81/2008 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria di €. 500,00.

Pubblicato in 2017, Sicurezza, Sicurezza sul lavoro | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento
mar 15

Manuali Haccp: prima revisione della linea guida

haccp6Il Ministero della Salute ha pubblicato la prima revisione (Rev. 1.0) dopo la pubblicazione dell’anno 2011 (Rev. 0.0) della linea guida per la redazione dei manuali nazionali di corretta prassi in materia di igiene e di applicazione dei principi del sistema HACCP elaborati ai sensi del Regolamento CE 852/2004.

La linea guida è stata predisposta dal Tavolo di lavoro costituito da rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute coinvolti nel processo di valutazione e successiva validazione dei manuali, con la finalità di fornire ai settori dell’industria alimentare indicazioni in merito alla loro elaborazione.

La Linea guida non ha valore giuridico ma risulta essere uno strumento informativo e di indirizzo generale.

In generale i manuali devono essere redatti in modo tale da garantire una facile comprensione da parte degli operatori del settore alimentare (OSA), ossia persone fisiche o giuridiche responsabili di garantire il rispetto delle disposizioni della legislazione alimentare nelle imprese alimentari poste sotto il loro controllo.

Il Regolamento assegna agli Stati Membri il compito di promuovere l’elaborazione dei Manuali e ne incoraggia la divulgazione e l’uso.

I contenuti del Manuale Haccp devono essere funzionali ai settori cui sono destinati e possono costituire, in un determinato settore dell’industria alimentare, un riferimento per l’identificazione dei pericoli nonché delle misure di controllo dei pericoli stessi, in particolare di quelli caratteristici della tipologia di impresa alimentare considerata. I Manuali devono favorire e/o coadiuvare gli OSA nell’applicazione delle misure di corretta prassi operativa in materia di igiene e per l’implementazione dei prerequisiti, nonché nella predisposizione ed attuazione, ove previsto, di una o più procedure, specifiche per la propria realtà produttiva e basate sui principi del sistema HACCP. Per quanto riguarda i PRP (Programmi di prerequisiti intesi come prassi e condizioni di prevenzione necessarie prima e durante l’attuazione del sistema HACCP essenziali per la sicurezza alimentare) è necessario documentare le procedure necessarie per controllare le condizioni operative dell’attività alimentare, garantendo il rispetto dei requisiti generali e specifici in materia d’igiene.

La linea guida indica che è necessario prevedere un aggiornamento periodico dei Manuali già validati alla luce di eventuali aggiornamenti normativi rilevanti e di sviluppi tecnologici e scientifici nei settori interessati.

Si ritiene necessario che il contenuto dei Manuali possa essere articolato nelle seguenti sezioni:
– Scopo e campo di applicazione;
– Definizioni e terminologia;
– Normativa cogente e altre fonti di riferimento;
– Descrizione dei processi produttivi;
– Pericoli e rischi specifici;
– Corrette prassi igieniche (Good Hygiene Practice, GHP) e Buone prassi di fabbricazione (Good Manufacturing Practice, GMP);
– Sistema HACCP;
– Politiche di gestione e comunicazione (descrizione delle procedure per garantire: la rintracciabilità e sistemi di richiamo/ritiro efficienti; la fornitura di informazioni ai consumatori compresa l’etichettatura nonché altre forme di informazione);
– Appendici (eventuali).

Ciascun Manuale deve fornire almeno una breve descrizione tecnica dei vari tipi di processi produttivi. La descrizione deve essere chiara e preferibilmente accompagnata da una rappresentazione grafica (diagrammi di flusso o simili) nella quale possono essere inseriti eventuali elementi descrittivi rilevanti (ad esempio, ove pertinenti, tempi e/o temperature orientative di stoccaggio, ecc.).

Il Manuale inoltre deve fornire elementi descrittivi e/o eventuali schemi esemplificativi di procedure in materia di corretta prassi igienica riguardanti in particolare:
– le strutture, i locali, le attrezzature, i mezzi di movimentazione e di trasporto (con particolare riguardo alle procedure di pulizia e disinfezione);
– l’approvvigionamento idrico (incluso il controllo delle acque destinate alla lavorazione);
– la gestione dei prodotti alimentari (ricezione delle merci, stoccaggio delle materie prime, dei semilavorati e dei prodotti finiti, mantenimento della catena del freddo, protezione dalle contaminazioni ambientali, corretta manipolazione, trattamento, confezionamento/imballaggio e modalità di trasporto);
– i tempi di lavorazione e i percorsi delle materie prime, dei semilavorati, dei prodotti finiti;
– la lotta contro gli animali infestanti;
– la gestione dei rifiuti (deposito e smaltimento);
– l’igiene e la formazione del personale.

Sulla linea guida vengono riportate infine le definizioni di maggiore e/o più frequente utilizzo.

Pubblicato in 2017, Sicurezza | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento
mar 12

Dichiarazione annua rifiuti: MUD 2017

mud2Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 dicembre 2015 ha stabilito quale sia il modello di dichiarazione da utilizzare, confermando quello del DPCM 17/12/2014.

In assenza di modifiche di legge, il modello già utilizzato per la dichiarazione nel 2016, sarà utilizzato anche per le dichiarazioni da presentare dai soggetti obbligati entro il 30 aprile 2017 relativamente ai rifiuti prodotti e smaltiti nell’anno 2016.
Il modello si articola, a seconda dei soggetti obbligati, nelle seguenti Comunicazioni:

  • Comunicazione Veicoli Fuori Uso (Autodemolitori, rottamatori, frantumatori)
  • Comunicazione Imballaggi (CONAI)
  • Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione (Comuni, Consorzi, Comunità montane )
  • Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (soggetti iscritti al Registro Nazionale dei Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche)
  • Comunicazione Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (produttori di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche)
  • Comunicazione Rifiuti Speciali
    - imprese ed enti che producono rifiuti pericolosi (eccezioni: i liberi professionisti che non operano in forma d’impresa; i soggetti che svolgono le attività di estetista, acconciatore, trucco permanente e semipermanente, tatuaggio, piercing, agopuntura,  podologo, callista, manicure, pedicure e che producono rifiuti pericolosi e a rischio infettivo; le imprese agricole che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari annuo non superiore a Euro 8.000,00;)
    - imprese ed enti che hanno più di dieci addetti (dipendenti,soci,collaboratori) e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi (articolo 184 comma 3 lettere c), d) e g) D.Lgs. 152/2006); (eccezioni: le imprese che esercitano  attività di demolizione o costruzione; le imprese che esercitano attività di commercio o di servizio;)
    - chi effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti
    – i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione
    – chi svolge operazioni di recupero e smaltimento di rifiuti
    – i gestori degli impianti e dei sevizi portuali per la raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico

Non devono presentare la dichiarazione MUD

  • le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi, di cui all’art. 212,
    comma 8 del D.Lgs 152/2006

A tale proposito si ricorda che la Dichiarazione MUD viene richiesta dalle amministrazioni comunali al fine di poter ottenere una riduzione sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti; pertanto la scelta di effettuare o meno la Dichiarazione MUD, nel caso in cui non vi sia l’obbligo, resta a discrezione dell’azienda.
Il MUD deve essere predisposto entro il 30 aprile 2017 La presentazione del MUD entro il 60° giorno dalla scadenza comporterà una sanzione da € 26,00 a € 160. La presentazione del MUD oltre il 60° giorno dalla scadenza comporterà una sanzione da €2600,00 a € 15.500.

Le procedure per la consegna del MUD sono rimaste invariate:

  • formato cartaceo (solo per chi può usufruire della procedura semplificata)
    – Diritti di segreteria € 15,00
    – Consegna via posta raccomandata senza ricevuta di ritorno
  • formato telematico
    – Diritti di segreteria € 10,00
    – Consegna via telematica con firma digitale
Pubblicato in 2017, Ambiente, Ambiente | Contrassegnato , , | Lascia un commento
feb 16

La consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) nella valutazione del rischio stress lavoro-correlato in Lombardia

stress1Il Decreto n. 6298 del 04/07/2016 della Direzione Generale Welfare della Regione Lombardia, pubblicato il 5 Dicembre 2016, mette in evidenza l’importanza di una valutazione del rischio stress lavoro–correlato da effettuarsi negli ambienti di lavoro, basata su quella che viene definita partecipazione attiva da parte dei lavoratori, attraverso un processo di coinvolgimento dei lavoratori stessi e dei loro rappresentanti.

Nello specifico, infatti, con il Decreto n.6298/2016 approvato dalla Regione Lombardia, si fa esplicito riferimento alla consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza – RLS nell’analisi e gestione del rischio stress lavoro-correlato.

Consultazione e partecipazione attiva degli RLS/RLSt nelle attività di valutazione e prevenzione in azienda significa operare in una logica tesa al miglioramento continuo considerato come un valore aggiunto sia per l’azienda stessa ma soprattutto per i lavoratori.

È opportuno precisare il significato di “consultazione attiva” da parte del RLS in merito all’attività di valutazione del rischio stress lavoro-correlato: egli deve raccogliere tutte le informazioni e i dati necessari per poter successivamente, in piena autonomia, decidere e consigliare la soluzione migliore.

All’interno del Decreto viene specificato il significato di consultare: consultare significa “fare domande finalizzate ad acquisire notizie e conoscenze al fine di prendere la decisione più affidabile possibile”.

A tal proposito, in fase di valutazione preliminare (con check-list osservazionali) che costituisce il primo step di analisi per il rischio stress lavoro-correlato effettuata dal datore di lavoro, lo stesso dovrà avvalersi della collaborazione del RLS per poter decidere e quindi mettere in atto le più efficaci ed efficienti misure di monitoraggio del rischio valutato.

Pertanto, risulta importante il ruolo del RLS nel sistema prevenzionistico aziendale anche su quelle che sono le indicazioni circa una fattibile programmazione delle misure di prevenzione e protezione necessarie.

Egli funge come figura intermediaria tra datore di lavoro e lavoratori anche durante le fasi di individuazione di gruppi omogenei, contribuendo nell’eventuale valutazione approfondita del rischio stress lavoro-correlato attraverso questionari, focus group, interviste e alla lettura delle risultanze delle evidenze oggettive.

Pubblicato in 2017, Sicurezza sul lavoro | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento
feb 08

Bando INAIL 2016: dal 19/04/17 a disposizione 244.507.750 Euro

inail3Tramite il Bando Isi 2016, l’Inail rende disponibili finanziamenti a fondo perduto per un totale di 244.507.756 euro, che vengono assegnati fino ad esaurimento, secondo l’ordine cronologico di arrivo delle domande.

Le tipologie di progetto finanziabili sono:

  • Progetti di investimento.
  • Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale.
  • Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto.
  • Progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività.

Il finanziamento dell’INAIL alle spese sostenute per le tipologie dei progetti di miglioramento sopra elencati, è pari al 65% dell’investimento, fino a un massimo di 130.000 (50.000 per i progetti di cui al punto 4). Il contributo viene erogato in seguito a verifica tecnico-amministrativa e alla conseguente realizzazione del progetto.

Modalità di partecipazione al Bando:

  1. Per accedere alla procedura di compilazione della domanda, l’impresa deve effettuare la registrazione sul portale INAIL (sezione “Accedi ai servizi online), in modo da ricevere le credenziali di accesso (Nome Utente e Password). La registrazione deve essere effettuata entro e non oltre le ore 18.00 del 03/06/2017.
  2. Dal 19/04/2017 alle ore 18.00 del 05/06/2017 le imprese registrate potranno accedere alla sezione “Accedi ai servi online” del sito INAIL e procedere alla compilazione della domanda tramite un’applicazione informatica. Tale applicazione consentirà di salvare la domanda inserita, registrarla (tramite tasto “invia”), effettuare simulazioni relative al progetto da presentare e verificare il raggiungimento della soglia di ammissibilità.
  3. Dal 12 giugno le imprese che hanno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità, salvato e registrato la domanda, potranno accedere all’interno della procedura informatica ed effettuare il download del proprio codice che le identifica in maniera univoca.
  4. Utilizzando il codice identificativo, le imprese potranno inviare attraverso lo sportello informatico la domanda di ammissione al finanziamento. Le date e gli orari di apertura e chiusura dello sportello informatico per l’invio delle domande, saranno pubblicati sul sito Inail dal 12 giugno 2017.
    Entro 7 giorni dal giorno di ultimazione della fase di invio del codice identificativo, saranno pubblicati gli elenchi in ordine cronologico di tutte domande inoltrate, con evidenza di quelle collocatesi in posizione utile per l’ammissibilità al finanziamento.

Le imprese collocate in posizione utile per il finanziamento dovranno far pervenire all’Inail, entro e non oltre 30 giorni dal giorno successivo a quello di perfezionamento della formale comunicazione degli elenchi cronologici, la copia della domanda telematica generata dal sistema e tutti i documenti, indicati nell’Avviso pubblico, per la specifica tipologia di progetto.

Pubblicato in 2016, Sicurezza sul lavoro | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | Lascia un commento
dic 15

Nessun tipo di onere economico a carico del dipendente per la visita medica

visite-medicheCon l’Interpello n. 14 del 25 Ottobre 2016, la Commissione per gli Interpelli disciplinata dal DLgs 81/08 all’Art. 12, ha dato il suo parere in merito al quesito avanzato dal’USB – Unione Sindacale di Base, relativo agli oneri delle visite mediche, ossia su quali soggetti devono ricadere gli oneri economici circa le visite mediche di cui all’Art. 41 del DLgs. 81/08.
Questa fattispecie era già stata chiarita nell’Interpello n. 18 del 2014.

Gli oneri economici si riferiscono al trasporto dei lavoratori dal luogo dove vengono effettuati gli esami e le relative indagini diagnostiche, al luogo dove i lavoratori svolgono normalmente la loro attività lavorativa, facendo rientrare anche il computo del tempo necessario per lo spostamento considerato nell’ambito dell’orario di lavoro.

Si precisa che, come disciplinato dal DLgs. 81/08, il Datore di Lavoro ha l’obbligo di “inviare i lavoratori alla visita medica entro le scadenze previste dal programma di sorveglianza sanitaria e richiedere al Medico Competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico”.

Inoltre, si precisa che, all’interno del DLgs 81/08, specificatamente all’Art. 41 relativo alla Sorveglianza Sanitaria – comma 4, le visite mediche sono “a cura e spese del datore di lavoro”.

La Commissione, a tal proposito, ha risposto affermando che i costi relativi agli accertamenti sanitari, compreso lo spostamento, non possono comportare oneri economici per i lavoratori, ma sono a carico del Datore di Lavoro.

Pubblicato in 2016, Sicurezza sul lavoro | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento
dic 13

Nuova linea guida regionale lombarda sul rischio da formaldeide

formaldeideCon Decreto n.11665 del 15/11/2016 la Regione Lombardia ha decretato il documento “LINEA GUIDA REGIONALE SULLA STIMA E GESTIONE DEL RISCHIO DA ESPOSIZIONE A FORMALDEIDE” recante indicazioni in merito alla necessità di fornire informazioni maggiormente dettagliate circa l’utilizzo e l’esposizione a questo agente chimico nell’ottica di una visione omogenea e comune.

La formaldeide, detta anche aldeide formica è un intermediario del carbonio; a temperatura e pressione atmosferica risulta essere presente in natura sotto forma di aerodisperso, come un gas incolore, molto irritante per le mucose soprattutto del tratto respiratorio, per gli occhi e per la cute se in concentrazioni superiori allo 0,1 ppm.
Come tutte le sostanze chimiche, la gravità delle manifestazioni e quindi dei possibili danni che la sostanza stessa può arrecare, dipende dal livello di concentrazione aerodispersa, dal tempo di esposizione alla sostanza e dalla suscettibilità dell’individuo.
In soluzione acquosa diviene un solido di colore bianco, comunemente chiamato “formalina”, con forte potere battericida.
Il Regolamento Europeo sulle sostanze chimiche – concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e le restrizione delle sostanze chimiche (REACH) n. 1907/2006 precisa che la formaldeide risponde ai criteri di classificazione come sostanza cancerogena, classificandola in categoria B1.
L’Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato la formaldeide come sostanza cancerogena per la specie umana, in quanto causa di neoplasie nasofaringee.
Tuttavia, sono diverse le considerazioni da parte delle varie istituzioni internazionali sulle proprietà cancerogene della sostanza stessa.
È presente nell’ambiente come prodotto naturale (cibi – frutta); può derivare come prodotto artificiale da processi di combustione, termovalorizzazione, fumo di tabacco, ecc.

Per la stima dell’esposizione a formaldeide, punto fondamentale trattato nella Guida Regionale, risulta di particolare importanza effettuare uno scrupoloso monitoraggio biologico (MB) tramite biomarcatori, nello specifico, dei BEI Indicatori Biologici di Esposizione che possano stimare le concentrazioni di formaldeide presenti nel materiale biologico dell’individuo, individuando il livello di dose che mediamente corrisponde a valori pari al corrispondente TLV.
Anche il monitoraggio ambientale (MA) per mezzo di campionamenti ambientali a breve e lungo termine, diretti ed indiretti e misurazioni periodiche, circa il tipo di lavorazione, mansione, condizioni di esposizione, risulta essere di particolare importanza per le lavorazioni che implicano l’utilizzo di formaldeide, esempio per la produzione di resine epossidiche (esposizione indoor), intermedio per la produzione di disinfettanti, prodotti della cosmesi, concia dei pellami, ecc..
Risulta necessario, pertanto, individuare ed attuare misure tecniche ed organizzative adeguate di prevenzione per ridurre il livello di rischio.
Ove possibile, bisognerebbe adottare sistemi di lavorazione “a ciclo chiuso”, evitare l’accumulo di sostanza nei luoghi di lavoro, adottare le BAT ossia le migliori tecniche disponibili adottabili per lo specifico ciclo produttivo e verificare i relativi risultati derivati dalle stesse in termini di riduzione dei livelli di emissione interni all’ambiente di lavoro e verso l’ambiente esterno.
È fatto obbligo, al datore di lavoro, di implementare il registro degli esposti e, tramite il Medico Competente, sottoporre i lavoratori alla sorveglianza sanitaria.

Possono essere adottate varie tecniche di campionamento: metodo di campionamento a lettura diretta tramite monitor con spettroscopia foto acustica, fiale per effettuare misure punto-punto di formaldeide aerodispersa in modo rapido e semi-quantitativo, campionamento attivo ed indiretto mediante uso di cartucce chemo-adsorbenti viene effettuato utilizzando sistemi di prelievo dell’aria mediante aspirazione con pompa opportunamente calibrata e altri ancora.

Attualmente, per la misurazione della concentrazione di sostanza utilizzata, si fa riferimento ai due limiti di esposizione alla formaldeide presi in considerazione e calcolati, riguardanti: limiti di esposizione per la popolazione generale, negli ambienti di vita riportati nella Circolare n. 57 del 22 giugno 1983 del Ministero della Salute, recante “Usi della formaldeide” che stabilisce un limite di 0,124 mg/m3 negli ambienti di vita e soggiorno nei quali vengono utilizzati, ad esempio, compensati, pannelli truciolati e i limiti di esposizione occupazionali, differenziabili a seconda dell’effetto avverso a cui è rivolta la protezione, in particolare: valori di media ponderata sulle otto ore (TWA); valori per esposizioni brevi (STEL); valori di concentrazione di picco (Ceiling).

Per quanto riguarda gli ambienti di lavoro esistono dei valori limite che sono:
– ACGIH Ceiling: 0,37 mg/m3
– OSHA TWA: 0,92 mg/m3
– OSHA Stel: 2,5 mg/m3
– Niosh Ceiling: 0,12 mg/m3

Infine, sulla base dei valori limite di esposizione occupazionale, per la gestione del rischio relativo all’esposizione a formaldeide, risulta necessario adottare tutte le misure preventive e protettive adeguate utili a mantenere l’esposizione a livelli accettabili.

Pubblicato in 2016, Sicurezza sul lavoro | Contrassegnato , , | Lascia un commento