Il fenomeno del mobbing nella Pubblica Amministrazione

Il termine “mobbing” che deriva dal verbo inglese “to mob= attaccare, aggredire identifica quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha definito violenza psicologica intenzionale e continuata esercitata sul luogo di lavoro perpetrata in modo sistematico e continuativo nel tempo (solitamente per periodi non inferiori ai sei mesi) e mirante all’allontanamento della vittima dall’ambito lavorativo.

Il mobbing deve la sua esistenza alla presenza di tre attori fondamentali incarnati rispettivamente dal mobber vale a dire l’aggressore (anche se è possibile che ve ne sia più di uno), dalla vittima e dagli spettatori. Inoltre nella valutazione di un caso di mobbing sono tre i criteri che consentono di individuarne la potenzialità dannosa, vale a dire l’intensità della violenza a cui la vittima è sottoposta, il tempo di esposizione e l’elemento soggettivo rappresentato dai tratti peculiari della personalità della vittima.

Lo studio sul mobbing quale fenomeno meritevole di interesse medico-scientifico è iniziato negli anni ’80 nei paesi del Nord Europa grazie alle ricerche condotte dal medico tedesco vissuto in Svezia Heinz Leymann che aveva osservato come tra i casi di suicidio una percentuale compresa tra il 10 e il 15 % fosse costituita da persone che avevano scelto di togliersi la vita in conseguenza di quella forma di terrore e di violenza psicologica che poi verrà definito mobbing.

L’Italia (con i suoi 1,5 milioni di lavoratori mobbizzati) ha iniziato ad occuparsi di mobbing in tempi molto recenti che hanno coinciso con la nascita dell’Associazione Prima di Bologna (creata nel 1996, prima ad offrire sostengo alle vittime di questo nuovo fenomeno) e alla realizzazione presso la Clinica del Lavoro di Milano (storica struttura deputata allo studio e alla cura della malattie professionali) del Centro per il disadattamento lavorativo. Grazie a queste strutture oggi il mobbing viene studiato sotto i suoi molteplici profili, clinico, psicologico e giuridico.
Come per alcune sostanze anche per il mobbing si può utilizzare la denominazione di contaminante ubiquitario data la sua presenza sia nel settore privato che in quello pubblico anche se il mobbing nel settore pubblico pur avendo caratteristiche molto simili a ciò che si verifica nel settore privato non ha dato luogo a contenziosi per lungo tempo, infatti le poche sentenze che si sono espresse in materia vertevano su casi di mobbing verificatisi nel settore privato. Una iniziale ma significativa inversione di tendenza si è registrata nel 2003 con la sentenza n. 157 del Tribunale di Tempio Pausania, prima pronuncia in una causa di lavoro del pubblico impiego, con la quale è stato riconosciuto e liquidato un risarcimento del danno specificamente ed esplicitamente per mobbing.
Una maggiore interazione tra i nuovi orientamenti della giurisprudenza, l’attività di strutture che offrono aiuto (clinico perchè il mobbing agisce alla stregua di una vera e propria malattia,psicologico e giuridico) e la diffusione di una cultura della risposta agli  attacchi all’aggressore è ciò che può costituire non la soluzione al problema ma un significativo passo avanti per l’eliminazione di questa profonda disorganizzazione del lavoro.

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