Le priorità per l’impresa “sociale”

Immigrazione, invecchiamento della popolazione, nuove forme di povertà, crisi dei valori, disagio giovanile queste sono le grandi emergenze sociali in Italia per prossimi anni. Molte sono le realtà che saranno chiamate in causa per far fronte a questi nuovi fabbisogni, tra cui non ultime le piccole e le grandi imprese presenti sul nostro territorio.

L’impresa viene chiamata alle sue responsabilità sociali in tutto e per tutto: donazioni, bilancio sociale, certificazione etica non bastano più. Questi temi sono stati affrontati al convegno tenutosi a Milano: “Solidarietà 2010. Il futuro della responsabilità sociale e il ruolo del terzo settore”, organizzato da Sodalitas, l’associazione che conta 55 imprese socie e oltre cento manager e dirigenti d’azienda. Stefano Zamagni, docente di Economia all’Università di Bologna intervenendo a questo incontro ha spiegato come: “Il mondo imprenditoriale deve farsi carico del modo in cui vengono definite le regole. L’impresa è chiamata anche all’amministrazione condivisa, interessandosi attivamente del territorio in cui opera. E poi deve fare di più nel welfare aziendale, dagli asili nido aziendali a luoghi di preghiera per i mussulmani. Ancora poche imprese si muovono su questi terreni, perché le leggi sono spesso di ostacolo, anziché di aiuto”.

Un’indagine di Eurisko, condotta tra una quarantina di imprenditori profit  e non profit, ha messo in luce quali siano le cinque priorità sociali per l’Italia nei prossimi cinque anni. Il 2010, infatti è il termine indicato dalla UE per fare dell’Europa “l’area economica knowledge based più dinamica, competitiva e socialmente coesa del mondo”.

Le priorità individuate sono appunto cinque:
Disagio giovanile: 800mila giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni soffrono di depressione;
Integrazione degli immigrati: gli stranieri nelle metropoli sono 2,5 milioni;
Nuove forme di povertà: le famiglie italiane che vivono sotto la soglia di povertà sono 2,4 milioni per 7,5 milioni di persone, pari al 13% dell’intera popolazione;
Coesione sociale, sviluppo sostenibile, competitività e valori: fattori di un’unica priorità “trasversale”
Crisi della famiglia: in particolare il tema della donna e dell’occupazione.

L’Eurisko ha poi analizzato l’atteggiamento degli italiani nei confronti della responsabilità sociale d’impresa. Le aziende vengono percepite dagli italiani come attori importanti ai fini della qualità sociale e culturale, oltre che dei livelli di benessere economico. Alle imprese si chiede di contribuire a rafforzare la coesione sociale, ad alleviare il disagio, a rispettare l’etica e a dare il buon esempio. Esiste però un grande scarto tra le aspettative nei confronti delle aziende e la valutazione della loro performance sociale. Il giudizio complessivo su quanto le aziende oggi fanno o dichiarano di fare risulta critico nei confronti di due ambiti: l’ambiente (solo il 20% di giudizi positivi) e la comunità di appartenenza (30% dei giudizi positivi).

La collaborazione con un’associazione no profit o un’organizzazione non governativa risulta essere un valore importante per migliorare la credibilità e la reputazione  di un’azienda. La responsabilità sociale può essere un fattore di competitività delle imprese, che “crescono più facilmente in un contesto favorevole” ha spiegato l’ex commissario europeo Mario Monti. Secondo l’economista non ci può essere ripresa economica senza coesione sociale, perché la ripresa ha bisogno degli effetti positivi che la coesione porta con sé in termini di disponibilità al rischio e investimento sul futuro.

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