Rischio legionella pneumophila denominata “Malattia dei legionari”

legionella1Cenni storici
Il termine legionellosi venne coniato nel 1976 in occasione di un’epidemia di polmonite che si verificò a Philadelphia tra partecipanti ad un convegno dell’associazione di ex combattenti dell’American Legion.

Che cos’è?
La legionellosi è causa di tutte le forme morbose causate da batteri Gram-negativi aerobi appartenenti al genere Legionella. L. pneumophila sierogruppo 1 è la specie maggiormente implicata nella patologia umana essendo responsabile del 95% delle infezioni in Europa e dell’85% nel mondo.

È un problema?
Sì, da non sottovalutare in quanto costituisce un problema emergente in Sanità pubblica; è già presente in tutto il mondo la sorveglianza speciale da parte di tutti gli enti sanitari mondiali, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), della Comunità Europea (European Legionnaires’ Disease Surveillance Network – ELDSNet) e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Nonostante sia stato istituito il registro nazionale dei casi, è ancora largamente sottostimato ed è difficile risalire alle cause in cui si è verificata l’esposizione all’agente biologico.

Sintomi
2 sono le manifestazioni della legionellosi:
– La febbre di Pontiac (PF) è una forma lieve di legionellosi, sintomi: simil-influenzali, come la nausea, la febbre, la tosse e la cefalea, in assenza di polmonite.
– La malattia dei legionari è la più pericolosa e la più severa in termini di sintomi e rischi: l’incubazione è compreso tra 2 e 10 giorni, la malattia si manifesta con febbre alta, cefalea, tosse ed un quadro polmonare non distinguibile da altre forme di polmoniti batteriche o atipiche, motivo per cui se non ben diagnosticata può non essere riconosciuta. Motivo per cui la percentuale di mortalità va dal 10% al 50% nei casi nosocomiali.

Come si cura?
La febbre di Pontiac, è una forma simil-influenzale di lieve entità, senza interessamento polmonare con un’evoluzione benigna anche in assenza di specifico trattamento antibiotico.
La malattia dei legionari, si manifesta con febbre alta, cefalea, tosse ed un quadro polmonare non distinguibile da altre forme di polmoniti batteriche o atipiche. È necessario attuare una terapia antibiotica mirata (chinoloni e macrolidi) per ridurre la probabilità di un esito infausto.

Come si trasmette?
La Legionellosi è trasmessa per via aerea a seguito dell’inalazione di aerosol contenente legionelle o di particelle di polvere da esso derivate per essiccamento o, più raramente, in seguito ad aspirazione di acqua contaminata. Più piccole sono le dimensioni delle goccioline inalate (<5μm) e più facilmente queste raggiungono le basse vie respiratorie (alveoli polmonari). I principali sistemi in grado di generare aerosol sono i rubinetti, i diffusori delle docce, le torri evaporative, vasche idromassaggio, fontane decorative, ecc. Non è mai stata dimostrata la trasmissione interumana della malattia.

Dove è possibile contrarre l’infezione?
Il batterio è ampiamente diffuso in natura nei laghi, stagni, acque termali, da cui può facilmente raggiungere gli ambienti artificiali (condotte d’acqua cittadina, impianti idrici, torri evaporative, ecc.) all’interno dei quali trova fattori che ne favoriscono la crescita. Tra i fattori di rischio ambientali associati all’acquisizione dell’infezione, quelli più importanti sono rappresentati dalla temperatura dell’acqua compresa tra i 20° ed i 50°C, dalla presenza di biofilm, di elementi in traccia (ferro, rame, zinco, ecc.), incrostazioni, depositi calcarei e amebe all’interno delle quali il batterio trova condizioni più favorevoli per la crescita e riparo dai disinfettanti. Fattori direttamente correlati alla virulenza del ceppo batterico (capacità di moltiplicazione all’interno dei macrofagi, resistenza agli antibiotici, ecc.) ed altri legati ad una maggiore suscettibilità dell’ospite (fumatori, persone affette da gravi patologie o con immunodeficienza acquisita in seguito ad interventi chirurgici) giocano anch’essi un ruolo importante nell’acquisizione dell’infezione.

Rischio di esposizione?
Il rischio di acquisire un’infezione è riscontrabile in tutti quegli ambienti di vita e di lavoro in cui vi è potenziale rischio di esposizione ad aerosol infettanti. In letteratura sono noti casi di legionellosi tra gli operatori sanitari, dentisti, addetti alla pulizia degli impianti di trattamento aria, manutenzione degli impianti di distribuzione dell’acqua ad uso sanitario e impianti di depurazione, minatori, giardinieri, ecc.

Prevenzione
Con l’Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome, si sono delineate le linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi. Il documento ribadisce l’importanza della valutazione del rischio e della necessità di mettere in atto misure di prevenzione a breve (decalcificazione degli elementi meno usurati, disinfezione di filtri, soffioni e flessibili) e a lungo termine (filtrazione, trattamento termico, clorazione, ecc.).
Nonostante questi batteri siano stati scoperti da diversi anni, la legionellosi resta ancora una patologia poco conosciuta, soprattutto in ambito occupazionale. Ai fini della tutela della salute occupazionale, è indispensabile quindi valutare il potenziale rischio di esposizione a Legionella spp. negli ambienti lavorativi, predisponendo adeguate misure di prevenzione e controllo della contaminazione microbiologica ambientale.

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