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Decreto Ministeriale n. 195 del 03/11/2017: nuovo regolamento sul regime di alternanza scuola-lavoro per gli studenti con focus sugli aspetti di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

alternanza2In data 21/12/2017 è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale, il Decreto Ministeriale 3 novembre 2017 n. 195 riguardante i diritti e i doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro e le modalità di applicazione della normativa per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro agli studenti in regime di alternanza. Il presente regolamento è in entrato in vigore il 05/01/2018.

La finalità del decreto è quella di regolamentare la tematica dell’alternanza scuola-lavoro, con lo scopo ultimo di fornire un’opportunità agli studenti di conoscere ambiti professionali e contesti lavorativi in maniera tale di motivarli e orientarli ad effettuare scelte consapevoli per la loro prospettiva futura.

I destinatari del regolamento sono gli studenti degli istituti tecnici e professionali e dei licei coinvolti nei percorsi di alternanza negli ultimi tre anni del percorso di studi. Il decreto è applicabile anche agli studenti dei percorsi di istruzione e formazione professionale, erogati in regime di sussidiarietà dagli istituti professionali di Stato, impegnati in percorsi di alternanza.

In merito agli aspetti relativi alle modalità di applicazione del D. Lgs. 81/08, il regolamento tocca svariati argomenti tra i quali: la formazione generale e specifica degli studenti, il numero ammissibile degli studenti nella struttura ospitante, la sorveglianza sanitaria e l’assicurazione INAIL.

Riguardo alla formazione nell’alternanza scuola-lavoro, deve essere stabilita come quanto segue:
la formazione generale compete all’Istituzione Scolastica e deve essere certificata;
la formazione specifica compete alla struttura ospitante che può, però, tramite la convenzione, delegarne la realizzazione all’istituzione scolastica. Deve essere anch’essa certificata, e la durata è stabilita in base al livello di rischio dettato nell’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011.

Inoltre, al fine di ridurre gli oneri a carico della struttura ospitante nell’erogazione della formazione nell’erogazione della formazione possono essere:
– stipulati dagli uffici scolastici regionali appositi accordi territoriali con i soggetti e gli enti competenti ad erogare tale formazione, tra i quali l’INAIL e gli organismi paritetici;
– svolti percorsi formativi in modalità e-learning, anche in convenzione con le piattaforme pubbliche esistenti;
– promosse forme più idonee di collaborazione, integrazione e compartecipazione finanziaria da determinarsi in sede di convenzione.

Per salvaguardare la salute e sicurezza degli studenti (equiparati allo status dei lavoratori dal D.Lgs. 81/08), il presente decreto ha determinato il numero massimo di studenti ammessi in una struttura. Tale numero è stato definito come una proporzione numerica studenti/tutor, in funzione della tipologia di rischio dell’attività stessa, per cui:
– per un’attività a rischio alto il rapporto deve essere 5 a 1;
– per un’attività a rischio medio 8 a 1;
– per un’attività a rischio basso 12 a 1.

Agli studenti in regime di alternanza deve essere garantita anche la sorveglianza sanitaria, ove necessaria, attuabile dalle aziende sanitarie locali sotto una convenzione stabilita appunto tra quest’ultime e l’istituzione scolastica.

Infine, l’istituzione scolastica è tenuta a sottoscrivere agli studenti un’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e per la responsabilità civile verso terzi presso l’INAIL. La copertura assicurativa deve comprendere anche attività svolte al di fuori della sede operativa della struttura ospitante, purché ricomprese nel progetto formativo dell’alternanza.

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Bando ISI 2017: più fondi a disposizione per la prevenzione aziendale

helmet-1000x940In data 20/12/2017 è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale, l’ottava edizione del bando ISI, nella quale l’INAIL mette a disposizione dei fondi per le imprese che vogliono investire su progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I fondi saranno ripartiti su base regionale e assegnati fino ad esaurimento.

Quest’anno il fondo a disposizione ammonta a poco più di 249 milioni di euro, suddivisi in 5 assi di finanziamento a seconda della tipologia di investimento:
– 100 milioni di euro per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale;
– poco più 44 milioni di euro per progetti di riduzione del fattore di rischio di movimentazione manuale dei carichi;
– 60 milioni di euro per progetti di bonifica da materiali contenenti amianto;
– 10 milioni di euro per progetti di micro e piccole imprese operanti nel settore della ceramica e del legno;
– 35 milioni di euro per progetti di micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria.

La novità principale rispetto ai bandi degli anni precedenti è l’introduzione di un quinto asse di finanziamento, dedicato appunto alle imprese che operano in agricoltura.
Inoltre, la platea dei destinatari si allarga maggiormente anche sull’asse di finanziamento dedicato alla riduzione del rischio dovuto alla movimentazione dei carichi. Infatti, oltre alle imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, il bando è aperto anche ai progetti presentati dagli enti del terzo settore, anche non iscritti al registro delle imprese ma censiti negli albi e nei registri nazionali, regionali e delle Province autonome.

La prima fase consiste nel presentare la domanda di accesso agli incentivi in modalità telematica; queste potranno essere inoltrate a partire dal 19 aprile fino alle ore 18.00 del 31 maggio 2018.
Le aziende interessate potranno inserire e salvare la propria domanda direttamente sul sito INAIL, nella sezione “accedi ai servizi online”, ed effettuare anche delle simulazioni per verificare il raggiungimento della soglia di ammissibilità. È necessario possedere le credenziali di accesso ai servizi online, ottenibili effettuando la registrazione sul portale dell’istituto almeno due giorni lavorativi prima della procedura informatica per la presentazione della domanda.

La seconda fase inizierà il 7 giugno 2018, nella quale le aziende che hanno raggiunto o superato la soglia di ammissibilità potranno accedere all’interno della procedura informatica e scaricare il proprio codice identificativo. Entro 14 giorni dall’ultimazione della fase di invio del codice identificativo, verranno pubblicati gli elenchi in ordine cronologico di tutte le domande presentate con in evidenza quelle in posizione utile per essere ammesse al finanziamento.
Infine, le imprese collocate in posizione utile avranno 30 giorni di tempo per presentare all’INAIL la documentazione indicata nell’avviso pubblico per la specifica tipologia di progetto.

Anche quest’anno l’INAIL ha deciso di utilizzare i social network come strumento di propaganda, creando una campagna informativa chiamata #storiediprevenzione, dove vengono raccontate storie di imprenditori che attraverso i contributi INAIL sono riusciti ad investire nella sicurezza per le proprie aziende.

Per ulteriori informazioni, è disponibile, a partire dal primo gennaio 2018, il numero 06.6001, contattabile sia da rete fissa che da rete mobile secondo il piano tariffario del gestore telefonico di ciascun utente.

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dic 18

Sicurezza dei lavoratori da esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici in ambienti di risonanza magnetica

elettromagnetismo1I ricercatori del gruppo di Bioelettromagnetismo dell’Irea-Cnr di Napoli e del gruppo di Biotecnoscienze e Modellazione dell’Istituto di Fisiologia Clinica (Ifc-Cnr) del Cnr di Pisa hanno realizzato un portale dedicato alla sicurezza da esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici in ambienti di risonanza magnetica.

Il portale è stato sviluppato al fine di essere uno strumento di divulgazione tecnico-scientifica, attraverso il quale ogni utente può avere a disposizione informazioni tecniche, normative vigenti, aggiornamenti sulla letteratura scientifica, indicazioni di buone prassi e comportamenti, con l’obiettivo di promuovere e favorire la cultura della sicurezza in questo particolare ambiente di lavoro.

Il portale è raggiungibile attraverso il link http://www.mriworkers.eu/.

È bene precisare che i sistemi per imaging a risonanza magnetica (MRI) possono esporre i pazienti e le diverse figure professionali (medici, infermieri, personale addetto alla manutenzione, ecc.) ad un intenso campo magnetico statico, a campi magnetici di bassa frequenza ed a campi elettromagnetici a radiofrequenza.

La Risonanza Magnetica (RM) per immagini è una tecnica diagnostica largamente utilizzata in diversi campi della medicina (neurologico, cardiovascolare, ortopedico).

Non utilizzando radiazioni ionizzanti, la RM è ritenuta intrinsecamente più sicura rispetto alle tecniche di radio-diagnostica (es. tomografia a raggi X – TC) o di medicina nucleare (es. PET).

Molto spesso si tende a far confusione tra RM, TC e PET.

La RM o Risonanza Magnetica, dal termine stesso utilizza la risposta tissutale a vari stimoli elettromagnetici prodotti da un magnete esterno.

In particolare, nella RM il sistema che eroga energia è rappresentato dalle onde elettromagnetiche a RF.

La risposta ai vari stimoli è diversa per ogni tipo di composizione tissutale e permette quindi di fare una ricostruzione della morfologia ed in parte della funzione degli organi e tessuto corporei.

È possibile utilizzare dei mezzi di contrasto, che presenteranno conseguentemente caratteristiche “magnetiche” diverse, e che permetteranno di vedere aumentare l’accuratezza della RM nel differenziare i tessuti anche in parte dalla loro vascolarizzazione.

Il personale sanitario che lavora in ambienti di RM è esposto, durante il tempo di permanenza nella sala magnete, al campo magnetico statico che è costantemente presente.

L’esposizione ai campi di gradiente ed alla RF, che sono presenti solo durante l’esecuzione dell’esame diagnostico, avviene solo in particolari situazioni che richiedono la presenza dell’operatore in sala durante l’esame (es. procedure interventistiche, pazienti che richiedono particolare assistenza).

Importante sottolineare che le condizioni di esposizione dipendono sia dalle caratteristiche tecnologiche dell’impianto MRI, sia dal tipo di attività svolta all’interno della sala magnete e quindi, di conseguenza, all’esposizione al rischio.

La TAC o Tomografia Assiale Computerizzata, fa un altro utilizzo delle radiazioni: praticamente si serve di un fascio di elettroni, per produrre delle radiazioni (fotoni X) che originano esternamente al corpo del paziente per vedere come è la densità dei tessuti e organi.

La PET invece è una metodica medico-nucleare, che adopera la radioattività di alcune sostanze per vedere la distribuzione della stessa nell’organismo del paziente al quale viene iniettata la sostanza.

I traccianti utilizzati per la PET sono di diverso tipo, ma ognuno presenta delle caratteristiche tali che li permettono di vedere alcune funzioni particolari del corpo umano oppure dei vari tessuti.

Per cui, mentre nella TC la radiazione proviene da fuori, per la PET è il paziente stesso ad essere radioattivo.

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dic 18

Norma 11697:2017: Privacy Specialist e Privacy Auditor

dpoIl 30 novembre 2017 l’Ente Nazionale Italiano di Unificazione ha pubblicato la nuova norma UNI 11697:2017, con cui vengono fornite specifiche indicazioni circa le attività professionali non regolamentate in ambito Privacy; norma attesa da molte aziende, che alla data del 25 maggio 2018 saranno obbligate a designare un responsabile della protezione dei dati personali.

Il debutto, nel 2018, della nuova normativa europea sulla protezione dei dati personali impone alle aziende di cominciare ad adeguare policy e organizzazione interna, fin da ora, per arrivare preparate alla data del 25 maggio, quando sarà applicato in tutta l’Unione il Regolamento per la protezione dei dati (Regolamento UE 679/2016).

Da questa data, infatti, la normativa europea sostituirà integralmente quella interna attualmente in vigore;

il nuovo Regolamento sostituirà il nostro Codice Privacy (in vigore dal 2003) e la disciplina in materia di trattamento dei dati tra i vari Paesi membri sarà uniforme.

Al culmine di questo lavoro comune sono state identificate le nuove figure professionali.

È stato definito un insieme minimo di profili, che assieme alla figura del DPO, ossia del Data Protection Officer, allineata alla nuova regolamentazione, include una figura manageriale, una operativa e un valutatore esterno. Queste tre figure in sinergia hanno uno scopo ben preciso: sono state create per poter fornire tutto il supporto necessario ai titolari e ai responsabili del trattamento.

Nello specifico, i profili professionali che vengono presi in considerazione in questa norma sono due primari e due di supporto.

I due profili primari fanno riferimento al Responsabile del trattamento, accuratamente descritto nell’articolo 28 del Regolamento sulla protezione dei dati 679/2016 e al profilo del Responsabile della protezione dei dati, altrettanto accuratamente descritto nella sezione 4 dello stesso Regolamento, dall’articolo 37 all’articolo 39.

I due profili di supporto sono stati chiamati dalla norma con il nome di “specialista privacy” e di “valutatore privacy” (Privacy Specialist o Privacy Auditor).

Anche se il Responsabile del trattamento è un profilo professionale già noto, perché già presente nel decreto legislativo 196/2003 – Codice Privacy, l’impostazione completamente differente che è stata data dal Regolamento, rispetto al decreto legislativo, ha fatto sì che fosse indispensabile creare, in questa norma, una specifica descrizione delle responsabilità e dei compiti di questo soggetto.

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nov 16

Lavoro agile: un nuovo modo di lavorare

smart-workingIl legislatore ha recentemente previsto e disciplinato una modalità del tutto peculiare di svolgimento del rapporto di lavoro: si tratta del cosiddetto lavoro agile.

Per lavoro agile o smart working si intende la possibilità di lavorare in un luogo che non sia necessariamente l’azienda ed in orari flessibili che non siano per forza quelli “di ufficio”.

Il dipendente, infatti, potrà svolgere le proprie mansioni in qualsiasi luogo, anche da casa o in altro ufficio decentrato rispetto all’azienda.

Questa particolare tipologia di attività lavorativa ha come obiettivi principali:
– flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi: la concezione spazio- temporale del lavoro viene completamente stravolta;
– efficienza: l’azienda diventa sempre più ricca di risorse;
– risparmio costi aziendali: il nuovo modello organizzativo permette di risparmiare sui costi di struttura, ottimizzando i tempi e rendendo il sistema più efficiente.

Si tratta di un vero e proprio modello gestionale adottato dalle aziende.

Introdotto dalla Legge n. 81 del 22 maggio 2017, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 135 del 13 giugno 2017, nello specifico, l’articolo 18, comma 1, definisce il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

L’articolo 19 della legge 22 maggio 2017, n. 81 definisce i contenuti essenziali dell’accordo individuale, stipulato per iscritto, relativo alla modalità di lavoro agile, ovvero:
– disciplina dell’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali anche con riguardo a come è esercitato il potere direttivo del datore di lavoro e agli strumenti utilizzati dal lavoratore;
– durata (l’accordo può essere stipulato a tempo determinato o indeterminato);
– preavviso in caso di recesso (per gli accordi a tempo indeterminato il recesso è attivabile con un preavviso di almeno 30 giorni, mentre, nel caso dei lavoratori disabili ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68, il termine di preavviso del recesso da parte del datore di lavoro non può essere inferiore a novanta giorni);
– tempi di riposo del lavoratore e misure tecniche e organizzative per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.

Già prima dell’approvazione della legge, tuttavia, molte aziende hanno avviato delle forme sperimentali di smart working, che ruotavano intorno alle regole del telelavoro ed erano gestite mediante accordi collettivi stipulati a livello aziendale.

CIRCOLARE N. 48 DEL 2 NOVEMBRE DEL 2017
ISTRUZIONI OPERATIVE PER LA TUTELA DEL PERSONALE DIPENDENTE DEL SETTORE PUBBLICO E PRIVATO IMPIEGATO IN MODALITA’ DI LAVORO “AGILE”.

Con l’emanazione della Circolare n. 48 del 2 novembre l’INAIL precisa, in particolare, che l’attività svolta fuori dei locali aziendali e senza una postazione fissa comporta comunque l’estensione dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.

Gli infortuni occorsi mentre il lavoratore svolge la propria attività al di fuori del contesto aziendale, nel luogo prescelto dallo stesso lavoratore, sono dunque tutelati se causati da un rischio connesso con la prestazione lavorativa.
Allo stesso modo, sono tutelati anche gli infortuni verificatisi durante il normale percorso di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo scelto per lo svolgimento della propria attività fuori dai locali aziendali (infortunio in itinere), quando la scelta del luogo della prestazione sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità di conciliare le esigenze di vita con quelle professionali.

Per i lavoratori addetti al lavoro agile non cambia nulla in tema di retribuzione imponibile su cui calcolare il premio assicurativo gestito dall’INAIL.

Per quanto concerne gli aspetti peculiari del lavoro agile, gli infortuni occorsi mentre il lavoratore presta la propria attività lavorativa all’esterno dei locali aziendali e nel luogo prescelto dal lavoratore stesso sono tutelati se causati da un rischio connesso con la prestazione lavorativa.

Se il personale già assicurato con l’INAIL per l’attività svolta in ambito aziendale è adibito in modalità agile alle medesime mansioni, che non determinano una variazione del rischio, i datori di lavoro, privati e pubblici non statali, non hanno alcun obbligo di denuncia ai fini assicurativi.

Sono però tenuti, utilizzando l’apposito modello che sarà disponibile a partire dal 15 novembre 2017 sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, a comunicare la sottoscrizione degli accordi con i propri dipendenti per lo svolgimento dell’attività flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato.

Inoltre, le informazioni contenute nei modelli presentati dai datori di lavoro saranno trasmesse all’INAIL con l’obiettivo di monitorare l’effettiva applicazione e diffusione di questa nuova forma di attività lavorativa.

Ai fini della salute e sicurezza sul lavoro, la normativa prevede che lo stesso datore di lavoro consegni al lavoratore e al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, con periodicità almeno annuale, un’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione della prestazione lavorativa.

Il datore di lavoro dovrà inoltre fornire al lavoratore un’adeguata informativa sul corretto utilizzo delle attrezzature eventualmente messe a disposizione dal datore di lavoro nello svolgimento della prestazione in modalità di lavoro agile.

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nov 03

Pubblicazione del Draft finale della nuova Norma ISO 45001 entro la fine di Novembre 2017

isoÉ in fase di approvazione la Nuova Norma ISO 45001“Occupational health and safety management systems – Requirements with guidance for use”, che dovrebbe sostituire, in breve tempo, la OHSAS 18001:2007, attualmente lo standard internazionale di riferimento per la certificazione di Sistemi di Gestione nell’ambito della Salute e Sicurezza sul lavoro.

Si prevede la pubblicazione del Draft finale della nuova Norma entro la fine di Novembre 2017 e la Norma così definita dovrebbe essere rilasciata entro la fine di Marzo 2018.

La nuova Norma in materia di Salute e Sicurezza avrà le caratteristiche già definite in altri standard, come ad esempio le versioni aggiornate degli standard 9001, 14001, 27001 i cui requisiti sono suddivisi in 10 capitoli.

A tal fine i sistemi saranno maggiormente leggibili e integrabili.

È presumibile una possibile migrazione delle certificazioni rilasciate sulla base dello Standard OHSAS 18001:2007 verso la nuova ISO 45001, che potrà avvenire nell’arco di 3 anni dalla pubblicazione della norma.

Si attendono comunque approfondimenti da parte degli enti di normazione BSI (British Standard Institution) e ISO (International Organization for Standardization) circa la possibilità e le modalità di migrazione da uno standard all’altro.

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nov 01

Nuova metodologia per valutare e gestire il rischio stress lavoro-correlato

stressIl rischio stress lavoro-correlato (SLC) è uno dei rischi chiaramente individuato nel Testo Unico dei lavoratori D.Lgs 81/08, pertanto deve essere necessariamente valutato e gestito nelle aziende.
Per poter valutare questa particolare tipologia di rischio, l’INAIL ha deciso di supportare le aziende attraverso l’adozione di un percorso metodologico specifico elaborando un vero e proprio modello di gestione basato su procedure e criteri scientificamente fondati.
A supporto del modello di gestione del rischio SLC adottato è stata, altresì, sviluppata una piattaforma online utilizzabile dalle aziende, previa registrazione gratuita.

Tale piattaforma è stata predisposta con il duplice obiettivo di:
1) offrire alle aziende un ambiente di lavoro “digitale”, utile sia per l’utilizzo degli strumenti di valutazione del rischio SLC che per l’elaborazione dei dati con il supporto di software online ed elaborazione della relativa reportistica;
2) permettere la raccolta sistematica di dati strutturati, utili sia per il monitoraggio del rischio SLC, nell’ottica di una corretta gestione dello stesso, che per lo sviluppo e l’integrazione di strumenti più approfonditi.

La metodologia INAIL permette di effettuare un percorso di analisi e di gestione scientificamente corretto, aggiornato e contestualizzato ai cambiamenti del mondo del lavoro e ai bisogni specifici delle aziende, con il coinvolgimento coordinato, partecipato ed integrato dei lavoratori e di tutte le figure della prevenzione.
Si ricorda che il rischio stress lavoro-correlato è uno dei rischi psicosociali più studiati e di maggiore interesse.

IL PERCORSO METODOLOGICO PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO

La metodologia adottata per valutare in maniera efficace ed efficiente il rischio stress lavoro-correlato risulta basata, come già accennato in precedenza, su approcci e strumenti scientificamente validi.
Nel nuovo modello preso in considerazione sono stati individuati degli indicatori “benchmarks” utili per definire i potenziali fattori di rischio organizzativo, nell’ottica di una attenta analisi del risk management.

PRINCIPALI FASI DEL NUOVO PERCORSO METODOLOGICO:

La nuova metodologia di valutazione del rischio SLC risulta essere sviluppata su 4 fasi:
– fase propedeutica;
– fase della valutazione preliminare;
– fase della valutazione approfondita;
– fase di pianificazione degli interventi.

1) FASE PROPEDEUTICA

La prima fase, definita propedeutica, consiste in un vero e proprio momento di preparazione dell’organizzazione alle attività di valutazione e gestione del rischio.
In questa fase sono identificate e pianificate le attività da compiere e definite le figure coinvolte nell’applicazione del percorso metodologico. È in questa fase, infatti, ad essere costituito il gruppo di gestione della valutazione composto dal Datore di Lavoro e/o dirigente delegato, RSPP, ASPP, MC (ove nominato/i) e RLS/RLST.
La funzione chiave del gruppo di gestione è quella di programmare, monitorare e agevolare l’attuazione delle attività di valutazione e gestione del rischio.
In aziende più complesse e maggiormente articolate, è necessario nominare un Responsabile gestionale della procedura di valutazione che svolgerà attività di coordinamento.
Di solito, tale figura, coincide con la figura del project manager il quale avrà il compito di creare un piano di gestione e verifica dei risultati.
In considerazione degli obblighi derivanti dal processo valutativo, tale figura potrebbe anche corrispondere con il dirigente delegato dal datore di lavoro.
Sarà compito del Responsabile gestionale individuare ed identificare i lavoratori suddivisi per gruppi omogenei (per mansione o partizione organizzativa ad esempio reparti, sedi, strutture).
È necessario che il gruppo operi una valutazione appropriata attraverso una pianificazione dell’attività, con una specifica programmazione temporale (cronoprogramma).

2) FASE DELLA VALUTAZIONE PRELIMINARE

In questa fase si analizzano e valutano alcuni indicatori organizzativi, ad esempio: tassi di assenteismo, turnover, orario di lavoro, assenza per malattia, ecc. in riferimento a ciascun gruppo omogeneo.
La fase di valutazione preliminare, specificatamente è suddivisa in due parti principali: analisi degli “eventi sentinella” e “rilevazione ed analisi degli indicatori di Contenuto e di Contesto del lavoro” riferiti, ad esempio, all’ambiente, carichi e ritmi di lavoro.
In aziende di maggiori dimensioni è possibile analizzare campioni rappresentativi di lavoratori.
In questa fase risulta necessario, inoltre, elaborare e compilare la Lista di Controllo riferita ai tre fattori citati in precedenza dai quali ne deriveranno i risultati espressi attraverso punteggi.

3) FASE DELLA VALUTAZIONE APPROFONDITA

La fase della valutazione approfondita deve essere necessariamente intrapresa qualora l’esito della valutazione preliminare abbia rilevato la presenza, in uno o più gruppi omogenei, di una condizione di rischio SLC e gli interventi correttivi attuati non abbiano eliminato il rischio o comunque reso accettabile.
È necessario sottolineare che la fase di valutazione approfondita affianca e integra l’analisi degli indicatori oggettivi previsti nella fase di valutazione preliminare e quindi in nessun caso può considerarsi sostitutiva o precedente.
La fase di valutazione approfondita sarà per lo più caratterizzata da attività di focus group, questionari, interviste ai lavoratori.
Una volta conclusa la fase di valutazione approfondita è essenziale informare i lavoratori circa le risultanze emerse.
I risultati saranno attribuiti in base a punteggi che andranno ad identificare le varie condizioni di rischio.

4) FASE DI PIANIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI CORRETTIVI E PIANO DI MONITORAGGIO

Questa fase è finalizzata all’identificazione delle azioni e degli interventi volti a migliorare le condizioni di lavoro e correggere le criticità emerse.
È necessario elaborare un piano di azione stabilendo le priorità d’intervento, identificando i responsabili, ruoli e risorse necessarie a valutare in maniera efficace gli interventi attuati.
La valutazione e gestione del rischio SLC effettuata dall’azienda deve essere documentata nel DVR.

LA PIATTAFORMA ONLINE INAIL – PRINCIPALI FUNZIONALITA’ DELLA PIATTAFORMA ONLINE:

– Registrazione gratuita con accesso diretto a tutte le risorse metodologiche;
– Documentazione aggiuntiva ed integrativa al percorso metodologico adottato (attraverso FAQ, Tutorials Focus Group, ecc.);
– Software online per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato, specificatamente per il calcolo standardizzato dei dati relativi alla valutazione preliminare;
– Software online per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato, specificatamente per il calcolo standardizzato dei dati relativi alla valutazione approfondita;
– Reportistica dei risultati delle valutazioni da allegare al DVR.

Tale piattaforma, a partire dal mese di maggio 2011, è stata scelta e adottata per effettuare la valutazione del rischio SLC da un consistente numero di aziende, eterogenee per settore produttivo, dimensione aziendale ed area geografica.
La piattaforma è composta, sostanzialmente, da una sezione “pubblica”, a carattere informativo, e da una “privata”, che prevede una registrazione con credenziali di accesso.
Nella piattaforma possono essere reperiti anche i software online per l’elaborazione dei dati raccolti nelle fasi di valutazione.
Tra le novità della piattaforma, è stato predisposto uno specifico foglio di calcolo Excel, utilizzabile offline, a supporto della compilazione degli eventi sentinella, che consente agli utenti il calcolo degli andamenti nell’ultimo triennio degli indicatori aziendali, a partire dai relativi dati raccolti dall’azienda.
Terminato l’inserimento dei dati, il software online fornisce la reportistica dei risultati in relazione ai diversi livelli di rischio.

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ott 31

Indicazioni operative sulle sanzioni da applicare in caso di omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratori

doctor12Con l’emanazione della Circolare n. 3 del 12 ottobre 2017 da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sono state chiarite le fattispecie riguardanti l’omessa applicazione della sorveglianza sanitaria, effettuata dal Medico Competente, per le quali sono previste sanzioni di natura amministrativa e penale.

Specificatamente, la sanzione da applicare in caso di omessa sorveglianza sanitaria è riconducibile alla violazione dell’obbligo previsto dai seguenti articoli del D.Lgs 81/08:
– art. 18 comma 1 lettera g): in tutti i casi in cui la normativa vigente prevede l’obbligo della sorveglianza sanitaria;
– art. 18 comma 1 lettera bb): nei casi in cui nei confronti del lavoratore soggetto a sorveglianza sanitaria (pur essendo stato sottoposto a visita, esami clinici e biologici e indagini diagnostiche), non sia stato ancora espresso il giudizio di idoneità ed in sede ispettiva si riscontri che lo stesso sia adibito a quella specifica mansione.

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ott 21

Preposto: ruolo, obbligo di nomina e formazione

preposto2Il Preposto è quel ruolo nell’organizzazione aziendale che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa.
Importante è dunque definire questo ruolo in quanto provvede, per quanto di sua competenza, alla realizzazione delle misure di sicurezza previste dal Documento di Valutazione dei Rischi aziendale e alla vigilanza sulle stesse. A seguito di tale individuazione altri aspetti da approfondire riguardo il Preposto sono:
– i Preposti sono soggetti ad adeguata e specifica formazione da parte del Datore di Lavoro conformemente a quanto disposto dall’art. 37 del D. Lgs. 81/2008 e s.m.i. e all’Accordo in Conferenza Stato Regioni del 21/12/2011;
– il Preposto di fatto si individua in colui che concretamente vigila sull’attività lavorativa degli altri dipendenti;
– nella parte relativa alla descrizione dell’organizzazione del Documento di Valutazione dei Rischi aziendale viene indicato chi provvede alla’attuazione delle misure di sicurezza;
i Preposti devono essere in grado di gestire il potere conferitogli e la conoscenza professionale;
per avere chiari i propri compiti e il proprio ambito di azioni la delega introdotta dal D. Lgs. 81/2008 e s.m.i. è uno strumento fondamentale.

Il Preposto è dunque il primo percettore/ricettore dei possibili rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Egli deve far applicare le misure di prevenzione e protezione individuate e indicate nel Documento di Valutazione dei Rischi aziendali, intervenendo con le proprie direttive a impartire le cautele da osservare, riportando al Dirigente o al Datore di Lavoro eventuali condizioni di pericolo.

Alla luce di quanto finora esposto la presenza del Preposto all’interno di un’impresa, come per tutte le figure del sistema aziendale di prevenzione, dipende dall’assetto organizzativo definito dal Datore di Lavoro e si configura tutte le volte in cui lo stesso affida a uno o più soggetti la responsabilità di gestire l’attività di altri lavoratori.

Discende quindi dall’organizzazione aziendale e può non essere presente come, a esempio, nelle micro imprese artigianali dove è il Datore di Lavoro che presidia l’attività lavorativa in maniera diretta. Analogamente non è necessaria, anche se opportuna, la sua formale individuazione.

Quali sono dunque gli elementi che distinguono e caratterizzano il Preposto facilitandone l’identificazione? Il Preposto quindi:
– Riveste una posizione di supremazia gerarchica in seno all’azienda nei confronti degli altri lavoratori. Egli coordina, controlla e sorveglia: capi-squadra, capi-reparto, capi-uffici ecc. svolgono queste attività.
– Opera a stretto contatto con gli altri lavoratori: indica operativamente, concretamente il lavoro da svolgere e sovrintende alla sua corretta esecuzione.
– Controlla che l’attività lavorativa sia svolta in conformità a quanto stabilito dalla direzione aziendale, dalle norme di sicurezza e dalle regole di prudenza a salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori. Si accerta altresì che i lavoratori a lui afferenti indossino correttamente i dispositivi di protezione individuale previsti e nell’utilizzo di impianti/macchine/attrezzature esse siano dotate di adeguate protezioni.
– Riferisce al Dirigente/Datore di Lavoro eventuali condizioni di pericolo e comportamenti a rischio potenzialmente dannosi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Si ricorda che la formalizzazione dell’incarico non è obbligatoria ma consigliata quindi ciò che realmente rileva non è tanto la qualifica formalmente posseduta ma la mansione realmente espletata, dal cosiddetto svolgimento “di fatto” del ruolo di Preposto. Deve poter “esigere” dal lavoratore l’applicazione e il rispetto di ordini/istruzioni/direttive quindi essere legittimato dal Datore di Lavoro nel proprio ruolo.

L’importanza della corretta individuazione del preposto sta nella formazione specifica che è necessaria impartire. Quindi in un cantiere possono esserci per esempio più preposti a secondo dell’attività che vi si svolga, ma devono essere chiare le implicazioni anche giuridiche che lo svolgimento “di fatto” della funzione comporta.

Il suo coinvolgimento attivo nel processo di valutazione dei rischi e di stesura di procedure/istruzioni operative potrebbero dare quel valore aggiunto dato dall’esperienza e dalla capacità operativamente concreta che il ruolo esige.

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ott 08

Tubercolosi

tuberculosisLa tubercolosi risulta essere una malattia d’attualità nell’ambito medico come in quello dei mezzi di comunicazione, nonché nell’agenda dei servizi della sanità pubblica.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) richiama l’attenzione su una malattia tutt’altro che scomparsa.
Si tratta di una patologia considerata fino agli anni 50 una malattia grave ed invalidante e mortale se tempestivamente diagnosticata e curata. Ad oggi, secondo gli studi, sembra che ogni anno si registrano quasi 8 milioni di nuovi casi. La maggior parte dei casi si concentra nei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni igienico-sanitarie sono insufficienti.
La diffusione in queste zone, inoltre, è da attribuirsi anche alla scarsa alimentazione e alla presenza di altre malattie come l’AIDS. Tutte queste condizioni contribuiscono a contrarre la malattia a causa di un indebolimento del sistema immunitario.
In Occidente, invece, le possibilità di ammalarsi sono decisamente più basse grazie alle misure di tipo igienico-sanitario adottate per combattere la diffusione della malattia.

Ma cos’è davvero la tubercolosi e quali sono le cause che portano alla sua diffusione?
La tubercolosi si trasmette per via aerea attraverso goccioline contenenti microbatteri tubercolari, responsabili della malattia, emessi nell’aria dal malato di tubercolosi di tipo polmonare attraverso colpi di tosse o starnuti. Pertanto risulta essere una malattia infettiva.
I soggetti con difese immunitarie indebolite sono più esposti al pericolo di contagio. L’agente eziologico principale responsabile della tubercolosi polmonare è il batterio denominato “Mycobacterium tuberculosis”, più comunemente definito come Bacillo di Koch. Nella maggior parte dei casi tale patologia interessa i polmoni (tubercolosi polmonare) ma possono svilupparsi anche forme extrapolmonari.
Chi trasmette la malattia deve essere “bacillifero” cioè avere un’alta carica batterica nelle secrezioni prodotte con la respirazione.
Inoltre, il contatto deve essere prolungato e avvenire in un ambiente chiuso e con pochi ricambi d’aria. La maggior parte delle infezioni che colpiscono gli essere umani risulta essere “asintomatica”: non si presentano né manifestano sintomi.

Le goccioline infette, attraverso le vie aeree, raggiungono gli spazi alveolari dei polmoni di un altro individuo e i micobatteri cominciano a crescere e moltiplicarsi. Le difese immunitarie dell’organismo ospite cercano di bloccare il progredire dell’infezione, quasi sempre con successo. La persona, a questo punto, è infetta ma non malata e non può trasmettere la malattia ad altri. L’infezione può rimanere latente per tutta la vita.
Specificatamente, questa infezione viene definita “infezione tubercolare latente”.

Come può trasformarsi l’infezione tubercolare latente in patologia attiva?
Solamente le persone che sono state a stretto contatto con un malato colpito da tubercolosi possono sviluppare a loro volta la malattia.
Per essere contagiati, si stima che si debba rimanere almeno una o due ore nelle vicinanze di un malato nello stesso locale senza ventilazione.
Per cui bisogna prendere in considerazione il rischio di contagio caratterizzato da una esposizione prolungata e alta contagiosità.
Per poter diagnosticare l’infezione latente in un soggetto, circa 8 settimane dopo il contagio, si effettua un test cutaneo alla tubercolina denominato “Mantoux”.
Si tratta di un test eseguito sull’avambraccio: consiste nell’inoculare, appena sotto la pelle e attraverso sottili aghi, qualche goccia di un liquido ottenuto dalle colture in vitro del bacillo.
Se dopo 48-72 h si verifica un indurimento nel punto di inoculazione, ciò indica un possibile contagio con baci. Se non si è verifica eruzione cutanea, significa che non si è entrati a contatto con il bacillo, mentre se si crea un pomfo arrossato vuol dire che è avvenuto il contagio.
Risultano importanti anche gli esami del sangue per diagnosticare la patologia, specificatamente il “test del gamma interferone”.
Se uno o entrambi i test rivelano un’infezione, il medico dopo un accurato esame clinico richiederà una radiografia del torace per escludere che l’infezione latente non si sia già trasformata in malattia tubercolare attiva.
La diagnosi viene in genere sospettata sulla base della radiografia toracica nella quale si notano le immagini di un’infiammazione e di perdita di sostanza, le cosiddette “caverne” polmonari.
La diagnosi definitiva può essere fatta solamente tramite l’analisi al microscopio dell’espettorato messo in coltura che mostra la presenza di batteri.

Quali sono i principali sintomi di questa patologia?
I sintomi classici possono essere riferiti a tosse cronica con espettorato striato di sangue definito “emottisi”, e, astenia, sudorazione notturna, dolore al torace e perdita di peso.
L’infezione di altri organi provoca una vasta gamma di sintomi.

Farmaci antitubercolari e trattamento
Per non ammalarsi di TBC esiste un vaccino, il cosiddetto BCG – “bacillo di Calmette-Guérin”, che viene somministrato attraverso una iniezione intradermica sotto la pelle oppure attraverso punture plurime.
La persona vaccinata diviene immune circa tre mesi dopo e lo resta per cinque anni.
Si tratta però di un vaccino indicato solo nei paesi dove la malattia è diffusa (nei paesi in via di sviluppo), oppure a persone che sono entrate a contatto con persone malate e rischiano quindi il contagio.
Il vaccino è scarsamente attivo e oggi poco utilizzato.
Il trattamento vero e proprio è basato sull’assunzione di antibiotici multipli per lungo tempo.
Streptomicina, isoniazide, etambutolo, rifampicina, pirazinamide, sono i principali farmaci raccomandati per la terapia della tubercolosi, somministrati in associazione giornalmente.
La terapia per essere efficace deve avere una durata non inferiore ai 6 mesi.
Il trattamento per la tubercolosi latente utilizza solitamente un singolo antibiotico, mentre la TBC attiva viene curata in modo più efficace con la combinazione di diversi antibiotici, per ridurre la possibilità che i batteri possano sviluppare una resistenza agli antibiotici.
A tal proposito, nel corso degli anni, si è sviluppata una forma di tubercolosi causata da un germe resistente ai due farmaci principali contro la tubercolosi: rifampicina e isoniazide denominata “Multi Drug Resistant” (MDR). Questa forma di tubercolosi deve essere necessariamente curata con farmaci di seconda linea i quali possono arrecare alla salute effetti collaterali.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), la multi-farmaco resistenza è ormai presente in ogni parte del mondo e costituisce uno dei problemi più importanti nel controllo e trattamento della malattia.

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